Da Ravenna in linea Massimo Restuccia. I ricordi del passato. San Bartolomeo

di Massimo Ristuccia

(Libro molto interessante da un punto di vista storico su San Bartolomeo del 1713 (ristampa), da leggere con calma e dopo un lungo lavoro trascrivendo solo ciò che riguarda Lipari. L’autore nello scrivere al Cardinale Orsini prova come il corpo di san Bartolomeo si trovi in Benevento, inoltre sostiene che il Corpo di S. Bartolomeo non si trovi in Roma, trasferitovi da Ottone ll, ma è  quello di S. Paulino Vescovo di Nola. Vi sono anche diversi riferimenti e spiegazioni sulla storia di San Bartolomeo a Lipari). Interessante è anche quanto riportato a pag. 93:….. Noi qui in Benevento ci contentiamo di possedere la  più parte di sì prezioso tesoro;  non mai ci siamo vantati di avere il Corpo intero, perocchè , oltre le Reliquie, che se net rovano ne’referiti luoghi , sappiamo ; che parte del suo Capo fu custodita in Napoli appo le Monache di D. Regina dell’ Ordine di S. Francesco, e che nella Metropolitana di Pisa, e in altre Chiese se ne trovano alcune schegge . - :”
Giannelli, Basilio Discorso nel quale si prova che il Corpo di S. Bartolomeo Apostolo, Stia in Benevento 1713.
Con alcune aggiunte per risposta alla contraria Dissertazione di Francesco Dini.
DEDICATO All’Eminentis e Reverendis Signore il Signor CARDINALE ORSINI ARCIVESCOVO DI BENEVENTO.

Al di là di quanto riportato da questo testo, tra gli altri luoghi che conserverebbero reliquie di San Bartolomeo vi è il Duomo di Francoforte dove verrebbe conservata la calotta cranica del Santo.
Inoltre prima di iniziare a riportare parte del testo voglio ricordare alcuni testi su San Bartolomeo che ci interessano:
   • Della conquista di Lipari araba da parte della flotta pisana nell'anno 1035 e della presunta asportazione delle reliquie di San Bartolomeo apostolo con un saggio sul culto di San Bartolomeo a Pisa e nel suo territorio di Vittorio Giustolisi;
   • San Bartolomeo dalle Eolie alle Ande Vittorio Giustolisi;
   • IL CULTO DEL PROTETTORE SAN BARTOLOMEO NELLE ISOLE EOLIE GIUSEPPE IACOLINO;
   • L’arrivo del corpo di San Bartolomeo a Lipari. Che ci dice la storia?
di Michele Giacomantonio.
   • L'APOSTOLO S. BARTOLOMEO 1952 SCRITTO DALL'ALLORA VESCOVO DI LIPARI BERNARDINO SALVATORE RE.
DISCORSO Nel quale si dimostra ; che’l Corpo di S. Bartolomeo stia in Benevento. (alla fine di questo scritto alcune notizie su di lui).
A Città di Benevento; che posta in dilettevole; e fruttifero luogo, fu già per armi, e per lettere molto gloriosa, quantunque ceda a molte altre d’Italia per numero di abitatori, e per magnificenza  d’edifici non è però da niuna di esse superata, o per antichità d’origine, o (trattane solamente Roma; capo del Mondo) per pompa di spettacoli celebrati, o per splendore di cose gloriosamente operate. Fondata, o, come altri scrive, riedificata poco tempo dopo la rinomata guerra Trojana da Diomede Re d’Etolia ; dipoi che, fatta capo de’Sanniti, con pari lode di scienzia militare,  e d'animo invitto ebbe lungamente conteso dell’Imperio d’Italia co’ Romani; divenne, scambiandosi le cose della Fortuna, loro Colonia, ed alcun tempo appresso con propie leggi, e a guisa di Repubblica fu governata. Venuta poscia Italia in preda alle ferocissime nazioni della Scithia , fù occupata da' Longobardi, i quali d’ampia Ducea fatta la Metropoli, illustre sedia con sovrano dominio; e per molti secoli vi mantennero. Ma frà tanti ornamenti; che rendono riguardevole la nostra Città, niuno se drittamente, nè secondo l’esterior pompa della mondana gloria si giudica  preporsi debbe a quello; che perdo glorioso Corpo dell’Apostolo Bartolomeo altamente l’illustra.

Questa è stata sempre la sua più eccellente laude, per cui in tutti i tempi le hanno portata somma invidia le più celebri Città della Repubblica Cristiana . E certamente a singolare affetto del Santo verso di se attribuir dee, che disperse per le campagne di Lipari da' Saracini le sue ossa, e miracolosamente poi riconosciute, e raccolte essa sola frà tant’altre Città dell’Italia inaspettatamente stata fosse degnata di perpetuamente conservarle. 
Ma perchè non ci è mancato chi abbia posto in dubbio fatto sì vero, ed approvato per tanti secoli dal comune conferimento degli huomini, affermando che il Corpo di S. Bartolomeo si trovi in Roma, trasferitovi da Ottone ll. Imperatore; hò io perciò riputato essere uficio propio, e convenevole alla somma reverenza, e divozione, con la quale insieme con tutti i Beneventani hò sempre venerato il principal Protettore della nostra Città slo sgannar coloro, che ritengono così falsa, opinione, e far che ne’tempi futuri rimanga sempre indubitata la memoria di sì certa, ed evidente verità.
Per tal fine ho anche diliberato di por questo discorso in istampa; il cui uso; se introdotto dotto si ne’ secoli a noi più rimoti, son certo, che la memoria di molte cose preclare, e grandi non si farebbe spenta affatto e si sarebbe tolta l’occasione di molte controversie, le quali, a pregiudicio notabile della verità , si veggono ostinatamente durare trà gli huomini eruditi, molti de'quali nella lunga obblivione delle cose, e nella discordevole confusione de’ tempi, con la autorità sola del nome loro, hanno fatto acquistar fede di false alle cose vere, non meno che di vere alle favolose.

La cagione, per la quale negano costoro, che le sante Reliquie si trovino in Benevento , è, perché  credono essere state trasferite in Roma, nò dando fede al pietoso ingàno, col quale l’Imperatore Ottone fù schernito da' Beneventani.
Ora, perchè più ugualmente si faccia palese la falsità di questa loro credenza , non sie fuor di proposito divisare, in qual maniera la Città di Benevento fosse fatta arricchita di sì prezioso tesoro, e come i suoi Cittadini si fossero schermiti còtra Ottone, che tutto era inteso a privargliene.
Poiché  fù caduto dell’antica grandezza l’Imperio Greco, & ebbe presa gran possanza per tutta l’Africa là superstizione del falso Maometto, congiurando insieme, mossi da religione i Saracini di Soria, d’Egitto, e d’Arabia, non solamente cacciaorono di quella i Cristiani, ma passando vittoriosi in Ispagna ove fondarono la, sedia d’un nuovo Regno,  depredando, potenti d'armate marittime, con ispesse correrie le nostre riviere; aggiunsero nuova cagione di pianto alla misera Italia,  già per lungo tempo cono ogni forte di barbara crudeltà afflitta dagli Unni, e da Vandali e da altri empj; e crudelissimi popoli del Setrentrione. Provò nell’anno 838 il loro furore l’Isola di Lipari, la qual presa, non ci fù scelleraggine, che a danno degl’infelici suoi abitatori lasciassero intentata. Non, perdonarono alle sagre tombe,  donde tratte, l’ossa del nostro glorioso Apostolo, con sacrileghe mani le dispersero per le pubbliche piazze, ove giacquero infino a tanto, che Teodoro Monaco, fattone consapevole in sonno dal Santo istesso, non l’ebbe diligentemente raccolte.

Approdò in questo mentre nelle spiaggie di Lipari l’armata di Sicardo V.Principe de' Sanniti che veniva in soccorso de’ Lipariotti. Ma, preso terra i soldati, seppero da Teodoro come già partiti i nemici, erano essi giunti tardi: e saputo altresì da lui, come aveva appreso di se le sagrosante ossa, il conducono con queste alle navi, e fatto vela, con felice navigazione arrivano a Salerno . Quivi, avuto di tutto ciò notizia, accorre velocemente Sicardo , il quale in Pompei già famosa, & antica Città della Campagna felice sù le rive del Sarno, stava aspettando il fine dell’ impresa, e ne porta seco le care reliquie in Benevento. Ma, interrotto dalla morte; non potè veder compiuta la Cappella, che faceva edificar nella Cattedrale Chiesa, per collocarvi il santo deposito, il quale vi fù poi riposto solennemente dal Vescovo Orso, che la condusse a perfezione. Ciò fù nell'anno 839.a dì 25. d’Ottobre, la memoria del cui giorno è cò somma solennità celebrata in ciascuno anno dagli Arcivescovi Beneventani, intervenendovi a processione tutto il Clero della Diocesi e formandovi un particolar Concilio, che, con vocabolo convenevole alle cerimonie, che  vi si fanno, chiamasi delle Litanie.
Che in tal maniera folle accaduto il ritrovamento; e la traslazione delle mentovate ossa niuno ci hà trà gli Scrittori, che il contradica.
Sono bensì discordi frà loro nel tempo ; perochè Anastasio Bibliotecario; il quale intorno all’anno 970, fece un'aggiunta al sermone, che del nostro Santo aveva composto in lingua greca S. Teodoro Studita, dice, che il trasportamento avvenne nell’ anno 809, il che fe così forse, bisognerebbe confessare , che non fu fatto altrimenti da Sicardo, ma regnante Grimoaldo IV, Duca di Benevento. Ma Sigeberto osserva, essere intervenuto nell’anno 831, e perciò non sotto Sicardo, ma nel Principato di Sicone suo Padre. E finalmente il Cardinal Baronio vuole, che tale traslazione fosse accaduta nell’anno 840, in tempo di Sicardo, il quale però in tal anno era già morto. 

Ma comunque ciò siasi, è egli fuor di nostra intenzione, la quale solamente è di mostrare, che l'ossa di S. Bartolomeo  si ritrovino in Benevento, e che sia falsa la credenza di coloro; i quali affermano essere state trasportate in Roma da Ottone III, perocchè questi , senza dubbio ingannato da’ Beneventani, in vece del Corpo dell’Apostolo ebbe quel di S. Paulino Vescovo di Nola ; il cui inganno seguì in tal maniera.
Essendo nell’anno 1ooo, il detto Imperatore partito di Roma; venne in Benevento, e di qui Passò al Monte Gargano per soddisfare alla, penitenza ingiuntagli dal B. Romoaldo, donde ritornato a Benevento, domandò, a’ suoi Cittadini il Corpo di S. Bartolomeo. Colti sprovveduti costoro, nè sofferendo loro il cuore di spogliarsi di tanto, e sì caro ornamento, e dall’altra banda non osando d’irritarsi contra con la repulsa un potentissimo, e presente Imperatore, avutone consiglio con l’Arcivescovo, che in quel tempo reggeva la Città, assolutamente in cambio del richiesto Corpo, partissi. Scoverto poscia l'inganno, e sdegnatosene oltremodo, venne con potentissima ofte a campo a Benevento, e con lungo assedio terribilmente combattella. Ma disperato di prenderla, ritornossene con l'esercito in Roma, ove di là a piccol tempo in un Villaggio, detto Paterno morissi. 
Ora che in questo modo passasse la cosa, e che non mai il Corpo del B. Apostolo fusse stato trasferito in Roma, ma che sempre sia stato in  Benevento io farò con evidenza palese in questo Discorso, il quale, per cagione di più chiarezza, divido in due parti. Nella prima proverò la suddetta affermata proposizione con differenti argomenti cioè per antiche istorie, per fatti di Santi, per bolle di Romani Pontefici, e per testimonianza d’antichi Arcivescovi di Benevento, e di Ladislao Rè di Napoli. Nella feconda confuterò partitamente tutte l’opposizioni, che si adducono in contrario.

Ciò pure cantò Vvandelberto Diacono ; pur Monaco Benedettino nel Monastero di Pruma della Diocesi di Treveri nel suo Martirologio. 
XIV. Et avvegnacchè nè l'uno, nè altro di questi Scrittori fosse vivente nel 10. Secolo, poiché Usuardo fiorì sotto Calvo Carlo, a cui dedicò il suo Martirologio (non già regnante Carlo Magno, come scrivono il Baronio; e’l Bellarmino) e Vvandelberto sotto Lotario, cioè ambidue nel nono secolo intorno a gli anni di Cristo 842. & 878. poco tempo dopo la traslazione da Lipari in Benevento ; nulladimeno è cosa manifesta, che Giovanni Molano nell’esposizioni fatte al Martirologio di Usuardo ; ove anche rapporta i versi di Vvandelberto, stampate in Lovanio l’anno 1568, non avrebbe passato sotto silenzio il preteso trasportamento, fattone da Ottone in Roma; se l’huomo dottissimo l'avesse avuto per vero; stanto più che egli stesso il Mola, no scrive diligentemente così sopra la variazion della festa ,come sopra l’istoria del martirio di esso………
(pag. 48) La prima perla traslazione da India a Lipari. L'altra da Lipari a Benevento, senza farsi menzione alcuna della terza, che gli Avversarj pretendono, essersi fatta in Roma. Abbiamo noi veduto questo messale conservato nel Monasterio di S. Pier Celestino Kipta Limufanorum intero, nè viziato in parte alcuna . 
Il secondo nasce dall’altro messale di carattere Longobardo , stampato pure in Venezia nell’anno 1559, appresso Giovanni Varisco , in cui parimente si leggono solamente le dette due orazioni con le stesse parole , fe non quanto nella prima, ove nel messale det Bossello si dice in Arcades ,  e crediamo sia errore di stampa: & ove nella seconda orazione in quello del Bossello si dice ex Lipara, in quello del Varisco si dice ex Lipare………

" A queste trè ultime Bolle, confuse dal Dini con le cinque altre precedenti, si còtenta egli di opporre solamente, che i mentovati trè Pontefici concedano l’uso del pallio a gli Arcivescovi Beneventani per la festa della traslazione del beato corpo;  ma che parlino della traslazione, fatta dall’Isola di Lipari in Benevento. E vuol dire, credo io , perche egli non si esplica più oltre, che potea concedersi l’uso del pallio in detta festa, ancorche il corpo fussein Roma. 
Ma egli, o non ha compresa la forza del nostro argomento; ò più tosto , come credemo, ha finto di non comprenderla . Noi abbiamo detto, che sarebbe stata una cosa non solamente inverosimile , ma affatto impropria, che si fusse celebrata la festa delle due traslaziomi del Sacro Corpo; se veramente quello in tempo delle dette concessioni fusse stato in Roma, e non in Benevento; perche a qual fine celebrar la festa della traslazione di un Santo Corpo in un luogo; ove più non si trova? Il nostro argomento adunque consiste nel dire.
Domandarono gli Arcivescovi Beneventani a detti trè Pontefici la concessione dell’uso del pallio per celebrar le traslazioni del Sagro Corpo. I Pontefici a loro il concedettero. Se in quei tempi il Sagro Corpo si fusse trovato in Roma, siccome afferma il Dini, nè i Beneventani l'avrebbono domandato, nè i Papi conceduto, perche sarebbe stata una ridicola dimanda , & un’impropria, & ingiusta concessione…..

Nobile veramente, e degno tesimonio, onde sia ornata la fedel Cronaca di Sigiberto?
Qui sì, che rivolgendo avoi il nostro ragionamento, la vogliamo con voi alle strette, o Roberto. Esaminiamo, di grazia la vostra narrazione, e vediamo come stia falda a’ colpi della verità, e come sia concorde in se medesima.
Voi dite primieramente, che nell’anno 1157, fù in Roma una grande innondazione del Tevere. Oh se fosse vero ciò, che de' fiumi fingono i Poeti, che a lor posta gli fanno parlare, come vi noterebbe di bugiardo il Tevere. Direbbe, che in tal’anno nè per grandi piogge, nè per piena di sciolte nevi gonfiasse tanto, che ne facesse l'allagazion, che voi afferite. Ma poiche egli non può convincervene ; vi condanna per menzoniero in suo nome Jacopo Filippo nelle Cronache, e Michel Zappullo nella Romana istoria, i quali raccontando partitamente tutte l’innondazioni del Tevere, passano in silenzio questa, che voi sognate. Ma via facciamolavi buona, avvertite però, che presto non facciate naufragio fra i fiotti di essa, cioè delle vostre menzogne.
Voi appresso seguitate a dire, che’l Corpo dell’Apostolo fù trovato tutto intiero, eccettuatene la sola pelle, che rimase in Benevento. Vedete, che granchio è quello, che ora pigliate. Come intero, o Roberto, se nell’Isola di Lipari furono sparse le sue ossa per le strade da’ Saracini, e poi raccolte da Teodoro Monaco, come dopo Anastasio Bibliotecario consentono contra voi tutti gli Autori, che ne scrivono? Che se intendete intero, perche non mancasse alcuno delle disperse ossa  tralasciando, che in tal caso pote…………………..
(pag.94): Dunque il Corpo ritrovato intero In Roma non è quello di S. Bartolomeo. La maggior proposizione dell'argomento è confessata da voi La minore approvata da tanti Storici, e testimonianze sopra allegate. Or come negherete la conseguenza?
Ma dove, Domine, sognaste voi, che la pelle del Santo rimanesse in Benevento ? quando ciò fù è donde l’ebbero i Beneventani? con quale
Occasione? quale Autore il lasciò scritto? Donde voi lo sapeste? Non mai ebbe Benevento il Corpo dell’Apostolo se non dopo raunate le ossa in Lipari; ma l’ossa, non la pelle; nè Sigiberto, al cui luogo voi faceste l’annotazioni, parla del cuojo, ma solamente scrive, che le benedette ossa furono gittate per le campagne da Saracini.

Ma voi per avventura ciò sognaste nel punto medesimo, che v’immaginaste, che il glorioso Corpo fosse trasferito in Roma da Ottone dopo presa Benevento? Ma quale Ottone fù questi, ii Il. o il Ill. perche voi non cel distinguete.
Già nel Cap. I di questa 2 parte abbiamo fatto conoscere apertamente come Ottone Il. non mosse: giammai guerra, nè pose assedio a Benevento. Nè v’hà Scrittore, il quale pur accenni, che egli s’impadronisse di questa Città.
Venne già Ortone III. in Benevento, entrovvi non come nemico armato, ma in abito di penitente: il che, oltra il testimonio dell’Ostiense, il quale, descrivendo la sua venuta, non nomina, che venisse con esercito; si fà manifesto dall'istoria del suo pellegrinaggio, raccontato da Pier Damiano nella vita del B. Romualdo, e da altri scrittori.
(pag.146): ……………… In quorum confortio, & numero gloriosus Bartholomeus Apostolus cujus Corpus Sant Et iffimum in hac Beneventana Civitate quiescit, fuis exigentibus meritis Divina dispositione extitit aggregatus, & demum post e jus vitam fanetissima, & Angelicam, & recolendam passionem, ipsius longi pretiosi  Corporis miraculosa a Lipari Beneventum. Tunc in e jus jucundo introitu ad Civitatem………………..
Alcune notizie su Giannelli Basilio: Nacque il 1° febbr. 1662 a Vitulano, nei pressi di Benevento, nel Principato Ulteriore, da Domenico e Isabella Di Barto.

Compì i primi studi nel paese natio, ricevendovi "quella educazione e quella disciplina che lo condussero all'acquisto di un buon costume e di buone lettere" (Educazione al figlio, p. 2). Alla morte del padre fu a Napoli, dove, accanto ai prediletti studi letterari, intraprese quelli giuridici, orientandosi verso la professione forense. Gli furono maestri Biagio Cusano e Vincenzo Widman. Del primo, suo conterraneo, poeta d'ispirazione marinista e autorevole professore dello Studio napoletano, delineò il ritratto nelle sestine della Descrizione di Vitulano; del secondo scrisse come di colui al quale - insieme con Francesco D'Andrea - "dovemo l'essersi introdotto nel nostro foro l'uso della più vera ed antica eloquenza" (lettera ad A. Magliabechi, 25 marzo 1687). Il dissidio tra la necessità di praticare la carriera forense e il desiderio di una totale dedizione alle lettere e alla poesia condizionò i primi anni dell'esperienza del G. a Napoli, come egli stesso confessò in una lettera al Magliabechi del 12 febbr. 1687………………… Il G. si ritirò quindi a Vitulano sotto la protezione dell'arcivescovo di Benevento, cardinale V.M. Orsini, con il quale era in rapporto dal 1686, quando il giovane prelato era giunto da Cesena a reggere la diocesi di Benevento. Il 24 nov. 1695, riallacciando i rapporti epistolari con il Magliabechi attribuì il lungo periodo di silenzio (la lettera precedente era del maggio 1690) all'"infortunio accadutomi in Ispagna, l'assenza mia da Napoli, le infermità e vari altri accidenti". Con la medesima lettera inviò un'Orazione panegirica all'eminentissimo signor cardinale Orsini, arcivescovo di Benevento (Benevento 1693), un Discorso nel quale si prova che il corpo di san Bartolomeo apostolo stia in Benevento (ibid. 1695; rist. 1713) e una canzone per la morte di L. Di Capua, che fu poi inserita nella raccolta Delle rime scelte di vari illustri poeti napoletani (II, Firenze 1723, pp. 177-181).
.-.
Per quanto concerne San Bartolomeo in generale o nello specifico come patrono delle isole Eolie, da un punto di vista storico, artistico o di cronaca ricordo che è riportato in:
   • vari articoli del giornale notiziario delle isole eolie compreso a Melbourne Australia  la festa San per Bartolomeo; 
   • articoli si trovano sul periodico mensile di vita eoliana Arcipelago, come ad es. nel numero del luglio – agosto 1984.
   • Revue des questions historiques  Marquis de Beaucourt 1866  1939;
   • Orazioni sacre del p. Bernardino da Cuneo cappuccino già lettore;
   • Les livres des miracles et autres opuscules de Georges-Florent 1857 - 1864 grazie alla biblioteca nazionale di francia;
   • Les curiosités de Rome et de ses environs  par G. Robello  1854;
   • Il corpo e la metamorfosi. Omaggio a San Bartolomeo.

Categoria
cultura

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