Da Milazzo in linea Ettore Resta. ‘I due volti della mattanza', la poesia premiata

Come una medaglia questa mia poesia , vincitore del Premio ALCAMO Tp. , città del Re Normanno Federico II, ha due visioni A e B. Nella parte A si nota la gioia del vincitore. Nella B la riflessione di colui che nell’idea di salvezza trova la sua morte.

‘I due volti della mattanza'

di Ettore Resta

Lato A 

Nei dondolanti barconi nella bianca schiuma dell’agitato mar immersi, 

dall’ancore mordenti il fondo del profondo mar traevan forza. 

Voci concisi d’uomini, forse cinquecento o più, sparsi su neri legni posti ai lati 

d’un ampia quadra camera di morte, 

con lunghi pali conficcati in usurati fori facean, 

spingendo con fatica, ruotar i possenti argani 

 to della rupe di S Rocco e tra i merli della muragli dell’austero castello, 

mille sguardi preganti interpretavano la mattanza.

Uno strillo echeggiò da un gozzo ai barconi in mezzo, 

ed allora mille mani iniziarono con selvaggia forza a tirare a bordo le pesanti reti 

ed il mar ribollì di schiuma. 

E quando fu eccelsa, unito al vociar, cambiò colore. 

I grigi possenti argentei fusi al sempre minor spazio, a colpi furibondi di coda, 

in cerca d’una fuga per schivar il ganci.

 Quando l’insanguinate acque furono chete 

e le reti senza più spazio per i pesci furono apparse, 

un esultante coro di gioia si levò in celo unendosi a quello degli antichi merli 

ed all’eco delle rupi.

Allor quando i pesanti lunghi caicchi ricolmi, 

da un’ansimante barcone furono trainati a riva, 

muscolosi, zuppi di salato sangue, 

scesero carichi d’orgoglio. 

I pesci con occhio inerte e con ancor sussulti, coscienti della loro morte, 

in cambio di tanta vita lasciarono che la gratitudine si trasformasse in preghiera.

Lato B

Fiancheggiando ampie maglie nerastre, seguii fiducioso l’altrui cammino 

sperando certezza e rifugio. 

Ma quando mi resi conto d’esser

prigioniero cercai la fuga invano, e quella camera di rete mi fu inganno. 

I colpi di gancio mi portarono dolore 

e ad ogni colpo cercai violentemente di reagire. 

Cercai d’urlare, ma non sapevo come, sentii l’uscir del sangue

e correre tiepido giù per il corpo freddo, 

e con esso l’uscir anche la mia vita ed il giunger della morte.

Con lo sguardo supplicai fossi rigettato in mare, 

ma gli energumeni, carichi di fatica, 

mi spinsero a bordo con ghigno d’orgoglio

 ed allor toccai la mia fine!

Categoria
cultura

Articoli correlati

7 gennaio 2026

L'Entanglement dantesco nel V Canto dell'Inferno

“Al mio segnale scatenate l’Inferno” recitava un noto attore nel film “Il Gladiatore”...

6 gennaio 2026

Amici e Notiziario. Gennaio 2026

Cari amici lontani e vicini, il giornalismo non è solo gloria di pagine piene e magie in tastiera per il video. Può essere dolore, gioia, inganno e...

6 gennaio 2026
6 gennaio 2026

Storia della Befana

La Befana vien di notte...

3 gennaio 2026

Da Roma in linea Francesco Biancheri. Riflessioni sul presepe di 'Supra u Timparuozzu'

Sapete cosa rende vivo il presepe, oltre la scena della Natività? Tutta l’umanità operosa che...