Da Milazzo Ettore Resta. Puntata 8-9 Ustica. Dove sei papà

8 Ustica. Dove sei papà Capitolo 15

Il postale era all’ancora attraccato con poppa in banchina e lo scalandrone laterale abbassato in attesa di imbarcare i passeggeri. I portuali, avendo finito di scaricare le merci dalla stiva di prua, e ricaricato alcune cassette di merce, stavano per rassettare i bighi. La robusta ciminiera fumava tranquilla. Alcuni pescherecci erano attraccati più in là affiancati l’uno a l'altro in andana. Vicino alla barca, dalla parte opposta, sempre in andana, erano ormeggiate all'ancora con la poppa a terra ma parecchio discostate per non subire conseguenze prodotte da eventuali risacche, due grandi velieri. Accanto ad essi due lucidissimi motoscafi in mogano facevano mostra di se apparendo come leoni alla cuccia. Le motovedette militari, sempre sul sentiero di guerra, erano parecchio discostate dalle altre imbarcazioni. I due grossi velieri erano delle golette adattate al trasporto di ricconi. I loro equipaggi erano tirati a lucido come gli ottoni di bordo e in certo qual modo erano deludenti perché dovevano vestirsi da pseudo pirati... '' Quelle si che sono meravigliose, belle!'' esclamò Donatella'' con quelle navigherei tranquilla, a parte il fatto che sono molto più comode.'' '' E costano anche molto più care.'' aggiunse Giasillo indignato per aver sentito offendere la sua barca. '' E' meravigliosa anche questa!'' esclamò Doris '' è meravigliosa'' ripeté a denti stretti.'' Per fortuna qualcuno apprezza i miei sacrifici.'' aggiunse il capobarca. Più in là vi era una nave di color nero parecchio grande. La plancia sembrava si trovasse sopra un palazzo. Magari in se era piccola ma il confronto con la sua vela, la faceva apparire tanto grande. '' Non ti piacerebbe andare a navigare anche con quella?'' chiese il velista con sarcasmo ''quella è anche più sicura di questa!'' A queste parole l’ospite tacque. '' Per questo un transatlantico è ancora migliore!'' ribadì Doris interrompendo quel freddo battibecco. Lui attendeva un complimento, una dimostrazione di gioia, invece ne aveva ottenuto uno del tutto opposto. Il sole, anche se malaticcio e nascosto dietro un cielo che diveniva sempre più di piombo, stava per tramontare. A non essere coperto era proprio l'orizzonte il quale lasciatolo riapparire, aveva illuminato fortemente tutto di rosso. A captare e riflettere quegli ultimi bagliori fu l'alto albero della barca. Il colore lucido del legno divenne parecchio rosso e gli stralli apparvero più robusti. Un dondolio ed il conseguente tintinnio del battere delle manovre sull’albero li distolse. '' Quando porteremo a bodo il cucinino e le altre cose?'' ''Spero domani.'' '' Non dimenticare gli asciugamani ed i sacchi a pelo'' ''Quelli sono pronti, sono stati messi negli zaini l'ultima volta che abbiamo fatto campeggio.'' '' Quando?'' chiese Donatella. '' Tempo fa, abbiamo fatto un bel giretto in macchina. Ho una tenda canadese cinque posti con tanto spazio, se ricapiterà l'occasione vorresti venire con noi?'' '' Mi piacerebbe, non ho mai dormito in tenda.'' '' E' meraviglioso!'' '' Già..'' proruppe Doris '' bisogna guardarsi dagli insetti. Anche là ci vuole una buona dose di sacrificio!'' ''Non è certo un albergo.'' ribadì lui. '' Pensiamo intanto alla barca, per la tenda si vedrà.'' ''A che ora e quando avete intenzione di tornare in barca?'' '' Se quelle nuvole non saranno quelle che io dico, domani mattina...'' mentre stavano per dire ciò un marinaio in divisa della capitaneria si avvicinò in banchina. '' Buon giorno ''salutò '' chi è il proprietario?'' '' Sono io'' rispose ripetendo il saluto con tono preoccupato. '' Per cortesia dovreste spostarvi da qui. Dovreste andare all'ancora dall'altra parte, il posto per le barche a vela è laggiù.'' disse indicando col dito. '' Con urgenza?'' '' E' un ordine, altrimenti verbalizziamo e provvediamo d'ufficio''. A quelle parole i brividi corsero lungo le braccia. ''Posso fare questa operazione domani mattina? Ormai credo sia tardi.'' '' Domani mattina, non più tardi.'' a queste parole il capo velista si rincuorò '' Grazie'' '' Mi raccomando, domani mattina'' ''Va bene, sarà fatto.'' ''Mi raccomando '' ribadì il marò, risalutando andò. '' Stava per venirmi un collasso '' commentò Doris a bassa voce. '' A chi lo dici! '' Alzatosi fece per chiudere la porticina. '' Le cose che abbiamo portato non li riprendiamo?'' ''A bordo ci serviranno''. Così, pieni di preoccupazione ed anche di soddisfazione, fatta l'operazione di chiusura, discesi in banchina si portarono alla vecchia giardinetta.

8 Ustica. Dove sei papà capitolo 16

Più trascorrevano i giorni, più Giasillo si convinceva che la sua vera donna, quella che personificava il suo ideale, era Doris. Donatella stranamente rifiutava più spesso di seguirli ed a volte sembrava si ostinasse contro. Forse per gelosia o forse perché si era stancata, faceva sì che in lui quell'amore platonico verso di lei si affievolisse. Invece, forse, era diventato in lui più intenso. Guardarono ancora la barca, la riammirarono, ricontrollarono i parabordi penzolanti. ''Pensi che i nodi si possano sciogliere?'' ''Non credo, sono legati bene.'' Datole tacitamente la buona notte, si posero in macchina e ripartirono. '' Domani a che ora sarete qua?'' ''Verso le otto, otto e mezzo.'' ‘’Non posso venire con voi ed aiutarvi!'' '' Perché?'' '' Non vengo, non posso, ho da fare!'' aveva risposto notando che da lontano era sotto controllo. ''Non puoi tralasciare? Queste soddisfazioni non le proverai spesso nella vita, in specie col passare degli anni.'' '' Non insistere, non me la sento, voi andate pure, sarà per un’altra volta.’’ L'auto con il suo scoppiettante ronzio lamentoso giunse a destinazione e quando scesero era già buio. Le luci dei lampioni rischiaravano in un modo strano la piazza con i suoi alberi di datteri.'' Allora a domani, buona notte.'' '' Buona notte '' ripeté Donatella. ‘’ Se cambi parere chiamami, così verrai con noi un giro.'' Il monumento dedicato ai caduti in guerra, imperava tra le due colonne rostrate di stile romano accentuando la sua imponenza col gioco di luci e di ombre. Anch'esso era silenzioso malgrado il suo atteggiamento, la sua espressione dicesse tanto. Scesa dalla macchina lei si allontanò di tutta fretta lasciando chiudere dietro di se la porta di casa. La giardinetta ripartì tirando dietro il lamento e quando fu nei pressi del parcheggio la luce di casa si accese e sua moglie si era affacciata. Quella notte Donatella non dormì, stette a girarsi e rigirarsi nel letto irrequieta, nervosa. Sognava e si ridestava, si addormentava e risognava. Sentiva il cuore battere forte forte. Lo sentì battere in gola, ronzando lo sentì pulsare nelle orecchie. Sognò vederlo tornare indietro con la sua giardinetta, lo scampanellio all'uscio e la minaccia del ricattatore che lo avrebbe fatto eliminare come denigratore politico. Stanca dal sonno ascoltò la pendola nel salone scandire le ore rintoccando grave. Era molto tardi, notte profonda. La luce dei lampioni filtrava dagli avvolgibili semichiusi. Stanca si poggiò prima sul divano, poi nel suo letto. L'acquario con i pescetti rossi lasciava echeggiare un borbottio con il continuo ribollire dell'aria. Uno dei sei pescetti aveva mutato il suo colore rosso nerastro in argento. Era bellissimo e mangiava più degli altri. I coralli apparivano semibui ed i pescetti stessi sembravano avessero un unico colore. Si muovevano appena, erano anch'essi pieni di sonno. Il velista era tutto, con la sua dolcezza e bontà d'animo stava riuscendo a farle cancellare pian piano le sofferenze che l’avevano raggiunta. Anche se piccole, erano sempre di sua proprietà. In quella agitazione mormorò qualcosa. In quello si sentì dondolare come fosse in balia del mare. Tutta la stanza si era trasformata, sentì di essere nel pieno di un mare profondo e le azzurrine vele spiegate ad una lieve brezza la spingeva la barca lentamente verso l'ignoto. Lui era al timone e lei lo guardava per paura che svanisse. La barra era tenuta stretta per evitare di ruotare ed il suo sguardo teso verso l'infinito. Accanto all'imbarcazione alcuni delfini correvano veloci incrociando il cammino e giostrando intorno come giocassero con un loro simile più grande. Altri due andavano alla velocità della gorgheggiante schiuma da prua. Tutto era bello. Dall'orizzonte una nave stava per raggiungerli, l'avrebbero salutata agitando le mani ed essa avrebbe risposto col proprio fischio. In quel sogno convulso tra il reale e l’immaginario continuò a rigirarsi nel proprio letto tenendo stretto a se il piccolo cuscino come fosse qualcosa di caro, come fosse l'orsacchiotto della sua infanzia, credendo di stringere il velista che non sapeva se veramente fosse suo. In quello il cuore aveva riiniziato a pulsare tanto da sembrare volesse esplodere. Anche lei sognava di essere diventata la sua donna, la sua fata, la sua compagna per tutta la vita... Mentre tutto questo le stava balenando convulso nella mente, un fascio di luce la distolse. Svegliatasi, credette fosse tardi. Guardato l'orologio '' Sono ancora le sei! ''esclamò. La sua cameretta da letto essendo esposta a levante, era la prima ad essere colpita dandole il buon giorno. Volle riaddormentarsi per continuare a sognare, ma non vi riuscì. Riportato alla mente quanto aveva visto, quanto aveva immaginato, lo rielaborò. '' Ma sono proprio scema '' si disse '' lasciarmi trascinare in simili situazioni.'' Così quasi come volesse imporlo a se stessa, cercò di tornare quella che era prima dei sogni: una ragazza padrona di se e di tanta libertà, che però non ritrovò. Le ore successive alla sveglia, più che una gioia, furono un tormento...non volevano trascorrere mai... Più guardava l'orologio, più vedeva le lancette giungere all’ora del suo andare alla barca. Non molto diverso fu il sonno di lui il quale lasciò che la ormai sua velata odalisca gli danzasse intorno. Dai veli sul volto apparivano solo i suoi occhi e come una fata la vide volteggiare in una foschia di odoroso fumo. In quel fumo d'incenso ove nell'impossibilità di poterla abbracciare le tese le braccia. Ma questi tornarono a stringersi vuote. La sognò salire lungo l'albero per sbrogliare il fiocco arrotolato. La sognò correre in coperta come se la barca fosse diventata un imponente brigantino. L'idea che sarebbe rimasta a bordo con lui lo aveva scosso. Sentì anch'egli il cuore palpitare e scoppiare per un istante sentì di dover morire per la gioia. In quella evoluzione ed elaborazione di sogni, sentì di non essere più in quel mondo vero ove tutto è diverso. Sognò di volare felice nel limpidissimo cielo come Icaro svolazzando nel nulla. Si sentì cadere, cadere giù nel vuoto. Allora un sussulto di paura lo svegliò. Intuì che qualcosa stava o doveva succedergli. Era appena giorno. Dopo essersi tranquillizzato si preparò per andare alla sua Scolopendra. Nel dormiveglia aveva iniziato ad elaborare diversi nomi, alcuni gli risuonarono ripetuti, altri invece troppo comuni. Rifletté, rifletté parecchio fin quando decise. Credendo di dimenticarlo lo ripassò nella mente ripromettendosi di trascriverlo appena possibile. Stranamente a questo nome aveva affiancato quello di sua moglie. Guardato spaventato intorno non vide nessuno che stesse ripetendo quel nome. Era la mente colpita da quei sentimenti dapprima oppressi che stavano per risvegliarsi. Guardato nuovamente l'ora '' E' bene che mi alzi'' si disse iniziando a preparare quanto portare in macchina ed eseguire il cambio banchina come gli era stato ordinato. Guardato a fianco, anche Doris era sveglia per lo stesso motivo!

9 Ustica. Dove sei papà Capitolo 17

Ad attendere dietro gli avvolgibili questa volta non era un sogno. Cinzia era là ad attendere con ansia suo papà e l'arrivo di quella giardinetta traballante. Quando questa giunse ‘’ UhhUUhh’’ esclamò di gioia. Egli alzato lo sguardo con attenzione, la notò. Con la mano le fece un saluto ed ella, tiratasi indietro disparve. Quando trillò il campanello corse. I suoi passi pesanti veloci furono attutiti dalla stuoia che ricopriva il pavimento. Aprì in fretta, gli occhi le brillarono. '' Sei pronta? Andiamo?'' Non ebbe la forza di rispondere. Presa una giacca, buttatala sulle spalle salutò. ''Ciao mamma, vado con papà'' e lei portatasi sulla soglia della cucina, rimase a guardarla lungo il corridoio. ''Mi raccomando, non fate imprudenze.'' Disse. ''Non sono tanto bambina'' rispose lei '' non preoccuparti, ciao.'' ''Sarete di ritorno a mezzogiorno?'' '' Non so, può darsi, ciao.'' ripeté. Tornata indietro le dette un bacio sulla guancia. Lei sorrise e la ragazzina corse verso suo padre tirandosi dietro la porta. ‘’Hai portato tutto? Ho visto una montagna di roba sulla macchina.'' ''Proprio tutto no, prima bisogna sistemare bene questa più necessaria, poi se vi rimarrà spazio..'' Avrebbe voluto dargli un bacio ma riuscendo ad autocontrollarsi, stette impassibile. Altrettanto aveva voglia di fare lui ma in quello, un sussulto avvisò che era a terra e non in cielo. Come colombi pieni d'amore si guardarono e si sentirono essere l'uno integrazione dell'altro. Sentivano di essere le perfette metà della stessa moneta di nome Cinzia. Prima di uscire da casa per andare alla macchina, anche lui aveva dato un bacio a sua moglie. Sentendosi tranquillo da quel lato, il resto del mondo a lui intorno era estraneo. Incurante di quanto si potesse vociferare, padre e figlia si portarono in utilitaria. Il mondo non era esistente. Giasillo nutriva sempre più affetto per Doris e quel che era strano sentiva le stesse sensazioni anche per Donatella. ''Possibile che i sentimenti possano sdoppiarsi?'' si era più volte chiesto e più volte, non sapendo dare una risposta, era stato costretto a dare ragione alla realtà. La barca non più tranquilla e pigra , li stava aspettando con nervosismo. Era pronta a salpare e portare loro in quel mondo ove l'unico confine era l'orizzonte. '' Papà, hai deciso come chiamarla?'' '' Certo, Scolopendra!'' ‘’ Che nome strano.'' '' L'ho deciso questa notte!'' '' Che strano nome, scusami cosa significa.'' '' E' il nome di un animaletto velenoso simile ad un lungo millepiedi molto piatto dai colori verde giallastri ed a volte con riflessi rosso arancio e cammina zigzagando come chi va a vela con poco vento variabile. Vive sotto i grossi sassi insieme alle glomeridi.'' Cinzia si accigliò ed egli chiarì.'' Sono degli animaletti corazzati di colore grigio azzurro che quando li tocchi si chiudono su se stesi diventando delle palline.'' A questa affermazione gli occhi della giovane si illuminarono e prontamente esclamò.'' Ancora che pensavo, avrò giocato con essi tanto di quelle volte. Mi divertivo un mondo a farli chiudere e ruzzolare, non sapevo che si chiamassero così. Ricordo prima che si riaprissero per scappar via, timidamente tiravano le antennine fuori dal guscio squamoso per sondare intorno l'eventuale pericolo...ma non ho vista mai una scolopendra. Come mai hai deciso di chiamarla così?'' '' Mi piace, anche la nostra barca va sinuosa per mare ed anche… per scaramanzia. E' un animaletto velenoso, rendo l'idea? Guai a chi proverà a toccarmela.'' L'auto si fermò quasi a ridosso del ciglio della banchina. ''Non vorrai salir a bordo con tutta la macchina immagino?'' chiese spaventa ''potevi fermarti un tantino prima.'' ''Avremo il vantaggio di portare le cose a bordo con minor fatica.'' ''Io invece ho avuto l'impressione stessimo per finire in mare.'' ''Bando alle chiacchiere, scarichiamo questa roba.'' Così iniziarono a mettere giù tre ricolmi neri zaini della marina militare. '' In questo vi sono i sacchi a pelo, in quest’altro le stoviglie ed in quest'altro ancora alcune coperte. In mare servono. '' Quando tutto fu scaricato, risedutosi in macchina, andò a parcheggiarla a ridosso dei magazzini portuali. ''Speriamo che non dia fastidio a nessuno...e che non mi mettano qualche contravvenzione!'' Tornato alla barca '' Possiamo portare tutto a bordo. ‘' aggiunse. In verità a bordo era stato già portato qualcosa con fatica da Cinzia non vedendo l'ora di mollare le cime e partire. '' Eccoti la chiave'' disse lanciandole.'' Sei un imprudente, hai rischiato di farle cadere in mare. '' Non le rispose ma dovette ammettere l’imprudenza. Raccattate il coperta le chiavi, felice andò ad aprire la porticina sentendosi importante e piena di gioia. '' Poi per sicurezza lega un sughero da rete di pescatore alla chiave, non si sa mai dovesse cadere in acqua.'' Fatto scorrere il tambugio, vi guardò dentro, ed egli fu felice nel vedere in lei tano entusiasmo. Finalmente aveva con se quella persona che amava le sue stesse cose. ''Presto, passami le altre cose...hai portato anche da mangiare?'' ''Certo, non saranno salmone e caviale ma penso vadano bene.'' ''Fammi vedere'' preso la sacca vi sbirciò dentro. ''Latte, biscotti, pane affettato, formaggini, salsicce secche.'' ''La pasta è già a bordo, lo zucchero ed il te anche, il caffè no perché è già a bordo, ma non mi piace.’’ ''Peccato.. pazienza, va bene lo stesso.'' Quando tutto fu a bordo: '' Molliamo?'' chiese ‘’non vedo l'ora di uscire dal porto, sistemeremo tutto dopo, appena fuori… al largo.'' '' Buona idea. Inizia a mollare le cime lasciandone una, io metto in moto.'' Il motore era a posto e non doveva far capricci, ma il fattore di essere stato parecchio fermo stava cancellando l'ottimismo. Dai e dai, il motorino non rispose, allora Giasillo presa la bomboletta di etere, ne spruzzò un poco nell'aspirazione. ''Presto gira la chiave, prova''. Le mani di Cinzia dovevano esserle fatate, il motore dopo qualche giro iniziò a sussultare avvolgendo la poppa in una nuvola di denso fumo. '' E' andato!'' esultò lei agitando in aria i pugni. ''Prova a vedere se esce acqua.'' Come uno scoiattolo, balzata sulla panca, appoggiatasi alla battagliola, guardò fuoribordo. ''Non vedo nulla'' '' Ma dove guardi, vai a poppa, a poppa.'' Eseguì. '' Esce un fiotto d'acqua insieme al fumo?’’ ‘' Si, si che esce, altro che'' ''Perfetto, molla tutto! Io filo un poco di catena.'' Quel molla tutto suonò in lei come qualcosa di sublime. In men che non si dica, saltata in banchina, liberò anche l'altra cima dalla bitta tenendola ben stretta, tirò a se la poppa.

9 Ustica. Dove sei papà Capitolo 18 In barca a vela

L'imbarcazione ormai libera stava per discostarsi. '' Svelta, salta a bordo, andiamo''. Giasillo per un istante la vide felice. Messo il timone a sinistra accelerato, si scostarono. '' Col mezzo marinaio spingi, attenta che non strofiniamo con le altre barche, tieni d'occhio la poppa.'' ed ella, fiera dei compiti ricevuti, malgrado lo spazio ristretto rendesse difficoltosa, la manovra fu eseguita. ''Questa nave avrebbero potuto ormeggiarla altrove!'' borbottò. '' Sto attenta, vedrai che ce la facciamo.'' Dato un colpetto indietro, messa la barra del timone tutta dalla parte opposta, il capo lasciò che la barca prendesse un'altra traiettoria. Poi, rimesso in rotta, lasciò che scivolasse libera verso il centro del porto. '' Ce l'abbiamo fatta! '' esclamò Cinzia con euforia. Il capobarca riallacciato il mezzo marinaio alla sartia in piedi eseguì l'inconsueta manovrare. Nascosto dietro le altre barche non vi era più il solito anziano signore ma un giovane, il quale di soppiatto continuò a sbirciare come fossero sotto controllo fin quando la barca non fu partita. Allontanatosi, a piedi raggiunse un portoncino, bussò e gli fu aperto. Non entrò, solo proruppe: ''Riferisci che la colomba è volata.'' Quando il portoncino si richiuse, tornò sui suoi passi come nulla fosse. '' Mentre salpo l'ancora, tira su i parabordi. '' ''Lo farò dopo...'' aveva risposto lei immobile in quell' atmosfera di estasi rimanendo ad ammirare la barca scivolare silenziosa su quella superficie liquida dal colore azzurro verdastro. Appena fuori dal porto avevano issato le vele e spento il motore. '' Comè bello!....Comè bello !'' aveva ripetuto estasiata ''Peccato che Donatella e mamma non siano con noi.'' Il porto le era apparso come un vero anfiteatro e loro ne erano i protagonisti al centro dell'attenzione. Si sentì di essere nelle vesti di un‘attrice spinta dal desiderio di proclamare a tutti coloro che erano spettatori intorno, la propria felicità, ed in quello sentiva di essere orgogliosamente ammirata. La randa era stata slacciata dal boma ed issata mentre il genoa era steso lungo la coperta pronto ad essere ingarrocciato. La Scolopendra, che prima sembrava piccola, adesso appariva grande. Stava per avverarsi quanto Cinzia aveva da sempre desiderato e ciò la riempì di immensa gioia. A farle risplendere ancor più quei sentimenti fu il sentirsi vicina a suo papà. Lo guardò titubante, non sapeva se ringraziarlo per quel che le stava regalando o continuare nel fingere di nulla. Però non riuscendo più a trattenere ''Grazie!'' esclamò dandogli con le mani un colpo suo petto. Erano stati attimi immortali ed avrebbe voluto fossero eterni . Giasillo si sentì impotente in un profondo torpore non credendo a se stesso e quando se ne rese conto lei si era allontanata. '' Papà ti preparo un te, lo gradisci?'' '' Va bene '' rispose con voce fioca ''però stai attenta, sei costretta ad adoperare il fornellino da campo, il cucinino è senza bombola.'' ''Niente paura.'' Corsa sottocoperta iniziò a rimestare. Era entrata nel mondo delle favole ed era ben lieta rimanerci. Quando l'infuso fu pronto, addolcitolo, lo versò in due tazze di robusta plastica bianca portandole in coperta. Una la trattenne, l'altra la porse sorridendo, ed egli preso quanto stava per essergli offerto '' Grazie '' mormorò senza forza ed ella come risposta si sedette al suo fianco guardandolo ancora. Avvicinatisi, brindarono con le tazze senza suono, sorrisero e bevvero lentamente come fosse ambrosia. '' Giuriamo insieme che queto nostro volerci bene non debba mai cessare, qualunque sia la conseguenza nel bene e nel male.'' Inneggiò lei issando il recipiente. '' Lo giuro'' rispose egli facendo urtare più volte le cilindriche tazze. A quel geto risero, risero con gioia lasciando forse giungere le lagrime agli occhi per tanta felicità. Le vele continuarono a trainare silenziosamente e la barca lasciando dietro di se una sottile scia bianca mescolata al lieve gorgoglio. Al rientro, stanchi della veleggiata, le operazioni di ormeggio nel nuovo molo assegnato, furono rapide. Lasciato tutto a bordo, si rimisero in macchina e partirono. Cinzia prima di scendere, datogli un bacio, disse:'' Domani se torni alla barca, svegliami'' ''A domani allora '' ripeté egli facendo ruotare le dita. L'auto aveva appena superato l'angolo quando la mano di un signore diede l'alt. Fermatosi stette a guardare il tizio che, avvicinatosi al finestrino proruppe:'' Debbo parlarti...sappi che quella donna è mia, stai alla larga...è un avviso.'' Voltato le spalle andò via. Il capobarca scosso, aprì la portiera come volesse scendere per raggiungerlo ma ormai era lontano. Lasciatosi scivolare sul sedile, chiusa la portiera, ammutolito, sentì di non aver più forza. Così, caduto in piena crisi, lasciò trascorrere parecchi minuti prima di ripartire.’’ Forse intendeva Donatella, ma è solo un’amica ‘’ commentò Cinzia ‘’ e poi non era a bordo’’. Giasillo ricordò che lo stesso signore un giorno passando su un vespino, alzato il piede aveva fatto saltare via lo specchietto retrovisore esterno destro alla giardinetta.



 



 

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cultura

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