Vulcano, Don Samuele in missione: parroco anti-isolamento
di Ornella Sgroi
Il trentunenne Samuele Le Donne è stato «inviato» dal vescovo a Vulcano nell’ambito di un progetto per l’arcipelago. L’obiettivo del primo parroco dell'isola è entrare in relazione con le persone e in particolare con i bambini e i giovani. Promosse molte attività, dallo sport al cinema
«Avendo sulle isole meno svaghi non si cercano e tendono a chiudersi sempre di più nel mondo virtuale». Una comunità di 650 persone in una delle terre più affascinanti del paese. E dallo scorso novembre la comunità di Vulcano può per la prima volta contare su un proprio parroco, senza «prenderlo in prestito» da Lipari.
A Vulcano è arrivato don Samuele Le Donne ad accogliere con l’entusiasmo dei suoi 31 anni e un sorriso aperto anche i turisti che passeggiano sotto gli eucalipti nei pressi della Chiesa della Madonna del Rosario (una delle tre della parrocchia). Don Le Donne è parte della squadra di giovani sacerdoti che l’arcivescovo di Messina, monsignor Giovanni Accolla, ha deciso di mandare alle Eolie per un progetto dedicato all’arcipelago. «La preghiera - ammette il sacerdote messinese, ordinato quattro anni fa - mi ha permesso di prepararmi spiritualmente all’incontro con una realtà molto bella ma anche molto complessa. Sono entrato in punta di piedi nelle storie di queste persone: sono molte le esigenze, ma anche le ricchezze».
Il cinema e i tornei di calcetto in parrocchia
Giunto a Vulcano, la sua priorità sono stati i cinque bimbi di prima elementare, con l’avvio della catechesi, e i venticinque ragazzi delle medie e delle superiori. Poi, a maggio, «l’onore di averne cresimati sedici» aggiunge orgoglioso don Samuele. «Per me è stato emozionante, era la prima volta che amministravo questo sacramento. Il venerdì sera, durante il catechismo, con i ragazzi affrontavamo tanti argomenti belli e interessanti, soprattutto sulle relazioni e su come tutto si proietta nel mondo dei social. Per loro è stato importante scoprire di potere parlare di tutto con un sacerdote».
Che ha portato anche il cinema in canonica, tornei di calcetto e momenti conviviali «per creare comunità, perché l’isola accentua la tendenza dei ragazzi di oggi a isolarsi: essendoci meno svaghi, piuttosto che avere l’esigenza di cercarsi e stare insieme, si chiudono di più nel mondo virtuale». Come tutte le isole, poi, vivendo di turismo in estate Vulcano si trasforma, anche a livello di comunità parrocchiale. «In inverno la parrocchia è quasi il centro della vita comunitaria e scandisce il calendario dell’isola» spiega. «Il Natale, la Quaresima dopo il Carnevale, Pasqua coinvolgono anche diverse associazioni laiche.
L'estate a Vulcano
In estate diventa tutto più fluido e la comunità parrocchiale cambia volto, sono più villeggianti e turisti, perché per molti abitanti l’estate è la fonte di guadagno primaria, lavorano tutto il giorno. Quindi, se non possono venire loro, sono io che vado a trovarli! Giro per le varie attività e chiedo loro come stanno». Era questo il desiderio di don Samuele, «essere in mezzo al vissuto quotidiano degli altri» confida, come già sperimentato in alcuni quartieri di Messina, città dove continua l’impegno di formatore come vicerettore del Seminario Arcivescovile San Pio X, facendo la spola con Vulcano dove invece si dedica alla pastorale. «Sull’isola c’era forte bisogno di una presenza stabile e la mia è stata subito gradita. Avendo 31 anni, ho un approccio da millennial e gli abitanti hanno apprezzato il mio essere presente, in parrocchia ma soprattutto dentro le case».
Entrato in seminario a diciannove anni, la vita di don Samuele è sempre stata scandita dal Vangelo tra parrocchia, oratorio - «il terreno fertile da dove il Signore mi ha attinto» - e gruppi giovanili. «Ma non avevo la minima intenzione di diventare sacerdote, il mio sogno era diventare marinaio di lungo corso» sorride. Invece, la vocazione si è rivelata con «preghiera e perseveranza, ispirato alla storia del profeta di cui porto il nome». Il mare don Samuele lo ha comunque solcato e il primo approdo è stato Vulcano, «un’isola bellissima, che merita tanto, e io la tratto come un parrocchiano a parte, perché respira. Più volte sono salito sul cratere e lo zolfo che fuoriesce è il respiro dell’isola, che quindi va curata e amata, a livello sociale, ecologico, politico e anche spirituale, perché l’aria di Vulcano eleva lo spirito».(corsera.it)