Palermo, la giornalista Sandra Figliolo 'Noi non siamo numeri, siamo persone prima ancora che professionisti'

di Sandra Figliolo 

Era una giornata come tante altre, di quelle che già alle 8 di mattina capisci che sarà lunga. E, come tutte le altre volte, ho subito iniziato a lavorare sull'ultima inchiesta della Procura di Palermo, che coinvolge il manager della sanità Salvatore Iacolino e altri politici. Sono andata via dalla redazione di PalermoToday alle 16.30 perché avevo un impegno. Due ore dopo mi accorgo di aver ricevuto una pec con in oggetto: "Risoluzione del rapporto di lavoro per soppressione della posizione". Licenziata, in tronco, senza preavviso.
Stessa sorte è toccata al mio collega e amico Alessandro Bisconti, ma peggio in realtà: non solo perché è padre di due bambini meravigliosi, ma perché mentre stava lavorando è stato letteralmente cacciato dal sistema editoriale, ha visto sparire il suo profilo e il suo account e ha poi scoperto come me di essere stato licenziato. Con le stesse barbare modalità e con gli stessi motivi.
Ecco, veniamo ai motivi: nella lettera si parla di presunti gravi problemi economici, si dice che in base a non meglio specificate analisi praticamente la redazione di Palermo è la zavorra economica di un gruppo editoriale, Citynews, con 57 testate in tutta Italia e fatturato di 22,8 milioni al 31 dicembre 2024, e che purtroppo le nostre figure sono inutili e quindi vanno tagliate. 
Ora noi facciamo i giornalisti, il nostro lavoro è garantire il diritto costituzionale all'informazione dei cittadini, già che si possa solo accennare - come è scritto in quella lettera - a logiche di costi e ricavi è abbastanza inquietante: noi dobbiamo dare le notizie, tutte e sempre, in modo accurato e tempestivo. Questo è il nostro lavoro, non generare ricavi. E il nostro lavoro non è una cortesia che ci fa qualcuno ma è un diritto (anch'esso sancito dalla Costituzione) e che soprattutto permette nel nostro caso all'azienda di fatturare quasi 23 milioni di euro. 

Se proprio vogliamo parlare di numeri, scendere a questo livello meschino che nulla ha a che vedere con il giornalismo, possiamo dire senza timore di smentita che sia io che il collega Bisconti abbiamo garantito ben più del dovuto in questi anni. Peraltro con un'informazione di qualità. Se proprio vogliamo misurare il valore della professione giornalistica con una calcolatrice, si può dire - anche in questo caso senza timore di smentita - che personalmente non più tardi del 5 marzo scorso (cioè 5 giorni prima del mio licenziamento) ho scritto un pezzo che ha fatto circa un milione di visite. Che per un sito di informazione locale è un numero enorme, straordinario. 

Le nostre figure sono inutili, troppo costose (è bene sottolineare che io guadagno circa 1.500 euro al mese ed ho 25 anni di esperienza) e poco redditizie. Tradotto: un redattore come me, che  da anni fa il cronista giudiziario a Palermo, non serve, non rende. La cronaca giudiziaria a Palermo non è un settore strategico per un'azienda editoriale. Così come ad un'altra collega, licenziata anche lei in tronco a Roma, specializzata in Esteri, è stato spiegato che gli Esteri - mentre ci sono conflitti e crisi internazionali - "non tirano"... 
Qualcuno avrà pure l'ardire di considerarci numeri, carne da macello, ma gli sfugge un passaggio: noi non siamo degli imbecilli. Sappiamo anche noi leggere un bilancio, contare e ragionare con i numeri. E per questo sappiamo con certezza - perché mai in questa azienda si era parlato di licenziamenti fino al 5 marzo scorso - che il motivo per il quale le nostre figure non servono è un altro. 

Noi non siamo né numeri né carne da macello, siamo persone prima ancora che professionisti. E tutti e 5 abbiamo una dignità. E l'abbiamo difesa in ogni sede senza alcun timore. Siamo giornalisti e non barattiamo la nostra libertà e la nostra indipendenza per quattro soldi. E continueremo a farlo. Forse sarà questo il problema.
Ho deciso sin da bambina di fare questo mestiere con l'idea che servisse a dar voce a chi non ne ha, a difendere i diritti delle persone più deboli, a fermare la prepotenza e le ingiustizie dei potenti. Paradossalmente ho raccontato io stessa di lavoratori sfruttati e licenziati, mentre ero io per prima sottopagata e non inquadrata. Sarà troppo romantico, specie per chi ragiona con i numeri, ma io ancora oggi, in questa situazione e dopo aver fatto per anni sacrifici assurdi, continuo a credere al ruolo essenziale della nostra professione in una democrazia. Un bene troppo prezioso per essere misurato miserabilmente con una calcolatrice. Il dato di fatto però è che oggi a non avere più una voce sono io.

Tengo a ringraziare pubblicamente tutti coloro che mi hanno manifestato la loro solidarietà in questi giorni difficili e soprattutto i miei (ormai ex) colleghi di Citynews che hanno votato ieri a larghissima maggioranza lo stato di agitazione e un pacchetto di 10 giorni di sciopero perché queste lettere di licenziamento - mandate, in spregio della legge e del contratto di lavoro, senza alcun passaggio preventivo con gli organismi di rappresentanza sindacale - vengano ritirate. E soprattutto perché quello che è accaduto a noi non accada a nessun altro.

Categoria
cronaca

Articoli correlati

15 marzo 2026

Messina, arrestato un 85enne per stalker ad una commessa

E nella Città dello Stretto pusher 35enne arrestato dai carabinieri...

14 marzo 2026

Eolie, scossa di terremoto di 3.7

Registrata dall'Ingv di Catania... Info commerciali: Cot l'elenco degli specialisti e...

14 marzo 2026

Lipari, a Bagnamare la rete idrica 'scoppia' un giorno si e uno no...

La strada che fa acqua da tutte le parti...ma aperta alla circolazione... Info commerciale: Super Spesa Mia Supermercati Canneto. Le offerte...

13 marzo 2026

Lipari, soccorso per marittima della Siremar

Nave partita da Milazzo e ha saltato lo scalo di Vulcano... Lipari, Corrado Greco si è laureato in giurisprudenza