Lipari, 'il bene del paese' di Francesco Coscione
di Francesco Coscione
Districarsi nei meandri delle strumentalizzazioni e delle dietrologie è diventato più complicato che camminare sulle uova con le scarpe da calcio. Ogni parola o discorso, ogni iniziativa o incontro, ogni tentativo diventa spunto per fomentare la discordia. Così la politica viene stravolta nel suo significato originale (politiká - le cose che riguardano la città e, di conseguenza, i cittadini che la abitano). Con buona pace di Aristotele, oggi ci troviamo di fronte a barricate calcistiche di avverse tifoserie, invece che a una convergenza di intenti (non di vedute, che possono giustamente essere divergenti), necessari per giungere a quella frase di cui ci ricordiamo solo durante le campagne elettorali: "il bene del paese".
Così assistiamo, trasversalmente, ad assenze in blocco dalle sedute e a prese di posizione a prescindere dai contenuti, dettate solo da una prevenzione personale a cui tutti noi, tristemente, assistiamo ad ogni incontro. Lo spirito di scontro è fortissimo, ma solo per ostacolare l'altro. Chi, come me, si è recato regolarmente alle urne, si sente tradito quando il banco del consigliere che ha contribuito ad eleggere è vuoto. E questo riguarda tutti gli eletti. Noi vi abbiamo delegato per rappresentarci sempre, a maggior ragione nei momenti difficili, quando la tua voce, che parla a nome nostro, è sola contro tutti.
C'è qualcosa che viene prima di ogni legge, regolamento o responsabilità: si chiama coscienza. La coalizione ha deciso per l'assenteismo in massa? Il coraggio che viene dalla coscienza deve obbligare ad essere presenti. Qualcuno dice che le mie sono utopie e sogni, ma io voglio crederci perché, quando si smette di sognare, si smette di vivere. Rivolgo un appello a tutti i consiglieri e all'Amministrazione in ogni loro componente: amare Lipari e le Eolie significa sacrificare il proprio "io" per farlo diventare "noi".
Pensateci al prossimo Consiglio Comunale. Grazie.