Lipari, Comune verso le Elezioni. Una coalizione forzata è la marcia funebre delle Eolie di Mirko Saltalamacchia

di Mirko Saltalamacchia

Una coalizione forzata è la marcia funebre delle Eolie.

Dalla paralisi del bilancio all'inganno del consenso elettorale. Perché la mancata riscossione dei tributi non è solo un buco contabile, ma una truffa ai danni del patto sociale. E come uscirne con il rigore del buonsenso.

Il bilancio di un’amministrazione pubblica non è una semplice sequenza di cifre in partita doppia. È un radiogramma morale. Racconta chi siamo, quali valori condividiamo e, soprattutto, chi paga il conto del vivere insieme.

Nelle ultime due settimane, il dibattito pubblico locale ha offerto uno spettacolo degno del peggior teatro di provincia: un botta e risposta tra schieramenti opposti, fatto di sofismi, mezze verità e reciproche accuse. Eppure, togliendo la polvere della retorica elettorale, resta un dato empirico tanto inopinabile quanto devastante: il Comune avanza milioni da una parte consistente della propria collettività e non riesce – o non vuole – incassarli.

Da oltre vent’anni assistiamo a una liturgia immutabile: ruoli non riscossi, contenziosi infiniti, prescrizioni provvidenziali e una sistematica nebbia procedurale. Poi, con puntualità svizzera, a ogni tornata elettorale cala il sipario del silenzio. I toni si fanno sfumati, i programmi vaghi, gli sguardi evasivi. Perché? Perché disturbare questo pantano significherebbe rompere l’unico vero collante che tiene insieme alleanze altrimenti innaturali.

La trappola dell’inciucio: un’anomalia sociologica. Dal punto di vista sociologico, siamo di fronte a quello che possiamo definire un "blocco di conservazione". Coalizioni forzate, prive di una visione comune sul futuro del territorio, si aggregano non per costruire, ma per tutelare uno status quo.

È il trionfo del particolarismo amorale: ci si allea con l'avversario storico pur di garantire che la macchina della riscossione continui a girare a vuoto. In questo schema, la politica smette di essere governo della cosa pubblica.

A farne le spese è la coesione sociale. Come può un commerciante onesto, un lavoratore dipendente con la busta paga tassata alla fonte o un pensionato accettare che esistano cittadini di Serie A e cittadini di Serie B? È matematico: se una parte non paga l'acqua, i rifiuti o l'occupazione di suolo pubblico, per garantire i servizi minimi il Comune è costretto ad alzare le aliquote a chi ha sempre pagato. In parole povere: le bollette dei cittadini corretti vengono maggiorate per coprire la colpevole inerzia verso i furbi.

E che dire dell’imprenditore locale? Se il sistema è opaco, anche chi vorrebbe fare impresa pulita si trova di fronte a un bivio perverso: allinearsi alla coalizione data per vincente per non rischiare di finire come il brutto anatroccolo, oppure subire la concorrenza sleale di chi prospera non pagando le tasse.

È la marcia funebre del paese: dove il mancato tributo diventa moneta di scambio elettorale, lo sviluppo economico muore sul nascere. Come disinnescare la bomba (la ricetta dello zio mirko). Se applicassimo a questa crisi il pragmatismo e il rigore analitico che economisti  predicano da anni per i conti dello Stato, capiremmo che il problema non si risolve con la caccia alle streghe, ma con la razionalità dei processi e la certezza delle regole. Uscire da questa palude riducendo le perdite per la collettività richiede una strategia mirata in quattro mosse concrete:

1. Depoliticizzare la riscossione

Finché la gestione dei tributi resta sensibile agli umori della giunta di turno, il contenzioso sarà sempre merce di scambio politico. La gestione del credito va affidata a protocolli rigidi e automatizzati, possibilmente attraverso piattaforme digitali regionali o nazionali, sottraendo la discrezionalità all’assessore di turno.

2. Operazione "Trasparenza a Specchio"

Istituire un’anagrafe tributaria incrociata a livello comunale: chi non è in regola con i tributi locali non può partecipare a bandi comunali, ottenere concessioni di suolo pubblico, licenze commerciali o autorizzazioni edilizie. Non si tratta di punire, ma di applicare un principio liberale elementare: chi beneficia delle infrastrutture pubbliche deve contribuire al loro mantenimento.

3. Il Patto del Rientro (Transazione senza sconti sul capitale)

Per i debiti storici accumulati negli ultimi vent'anni, serve una gestione straordinaria delle pendenze: chiudere il contenzioso offrendo piani di rientro pluriennali sostenibili, cancellando magari le sanzioni accessorie e gli interessi di mora spropositati, ma esigendo l'intero capitale dovuto. Meglio incassare il 100% dell'imposta a rate che rincorrere crediti inesigibili che finiscono regolarmente in prescrizione, gonfiando bilanci fittizi.

4. Clausola di restituzione civica: "Pagare tutti per pagare meno"

La strategia deve essere trasparente verso la cittadinanza: ogni euro recuperato dall'evasione locale deve andare per legge a ridurre le aliquote della TARI o delle addizionali per chi ha sempre pagato. Se il cittadino vede che la legalità produce un risparmio tangibile nella propria busta paga o sulla bolletta dell'attività, diventerà il primo alleato dell'amministrazione contro i furbi.

Il coraggio di voltare pagina. Continuare a mettere insieme maggioranze di convenienza per paura di assumere decisioni impopolari equivale a somministrare morfina a un paziente con una ferita aperta: calma il dolore per una campagna elettorale, ma conduce dritti al dissesto finanziario.

È tempo che borghesi e proletari, commercianti e lavoratori, superino le finte divisioni ideologiche e si uniscano attorno a una richiesta minima di decenza civile: la legalità contabile come precondizione di qualunque sviluppo. Senza bilanci sani non ci sono strade asfaltate, non ci sono asili nido, non ci sono porti efficienti né investimenti. Fermare la marcia funebre dipende solo dal coraggio di pretendere una politica che smetta di promettere favori e cominci, finalmente, a garantire diritti.

P.S. un messaggio per i futuri sindaci: È meglio vivere il proprio destino imperfettamente che imitare quello di qualcun altro perfettamente. 

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