Rubrica di medicina a cura del dottor Giovanni Albano 'Salva-organo'
.di Giovanni Albano*
R.- Metabolismo – parte75
Oltre la glicemia: la rivoluzione della medicina cardiometabolica e i nuovi farmaci "salva-organo"
Nel linguaggio medico moderno si parla sempre più spesso di continuum cardiometabolico. Questa definizione fotografa una realtà clinica ben precisa: condizioni come l'insulino-resistenza, il diabete di tipo 2, l'obesità viscerale, l'ipertensione e la dislipidemia non sono tessere separate, ma stadi progressivi di un unico processo patogeno che, se non intercettato, conduce inevitabilmente al danno d'organo, in primis cardiovascolare e renale.
Il cuore metabolico: quando il sistema va in tilt
Il metabolismo glucidico e lipidico è strettamente interconnesso con l'emodinamica e la biologia vascolare. L'iperglicemia cronica, associata all'infiammazione di basso grado tipica del tessuto adiposo viscerale, innesca fenomeni di disfunzione endoteliale e aterosclerosi precoce.
Per anni, l'obiettivo terapeutico principale nel paziente diabetico o dismetabolico è stato unicamente il controllo glicemico (misurato attraverso l'emoglobina glicata). Tuttavia, la sola riduzione della glicemia si è rivelata spesso insufficiente a bloccare la progressione degli eventi cardiovascolari maggiori (MACE).
La svolta farmacologica: GLP-1 e SGLT2 in prima linea
Negli ultimi anni, il panorama terapeutico è radicalmente cambiato grazie all'introduzione di classi di farmaci che hanno dimostrato un forte potere pleiotropico, ovvero la capacità di esercitare effetti protettivi indipendenti dal semplice calo degli zuccheri nel sangue.
Di questo se ricordate ne ho parlato lo scorso anno.
• Gli analoghi del recettore del GLP-1 (Glucagon-Like Peptide-1): Sono molecole incretiniche che mimano l'azione dell'ormone intestinale GLP-1. Oltre a stimolare la secrezione insulinica glucosio-dipendente e a inibire il glucagone, agiscono a livello del sistema nervoso centrale inducendo sazietà e riducendo l'introito calorico. Dal punto di vista clinico, i grandi studi di sicurezza cardiovascolare hanno evidenziato una netta riduzione degli eventi aterosclerotici maggiori (infarto e ictus) e un beneficio significativo sul calo ponderale e sulla steatosi epatica (MASH/NAFLD).
• Gli inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2), o glifozine: Agiscono a livello renale bloccando il riassorbimento di glucosio e sodio, favorendone l'eliminazione con le urine (glicosuria e natriuresi). Questo meccanismo determina non solo un modesto calo pressorio e ponderale, ma soprattutto una riduzione del carico di lavoro e dello stress ossidativo sul miocardio e sui nefroni. I dati clinici parlano chiaro: le glifozine riducono drasticamente i ricoveri per scompenso cardiaco e rallentano la progressione della nefropatia cronica, indipendentemente dalla presenza o meno di diabete.
Verso una medicina di precisione e d'organo
Il messaggio clinico che oggi passa attraverso la letteratura scientifica è che non curiamo più soltanto un esame alterato (la glicemia o l'emoglobina glicata), ma proteggiamo l'organo bersaglio. Integrare precocemente queste terapie significa modificare la storia naturale della malattia cardiometabolica, salvaguardando la funzione renale e cardiaca nel lungo periodo.
*Docente LUTE Milazzo Poliambulatorio Portosalvo Milazzo 090 47444 con navetta gratuita per gli eoliani