Il viaggio di Mark Twain al Sud

di Ennio Fiocco

Il viaggio di Mark Twain al Sud
Nel 1867 una escursione turistica moderna partì dalla città di New York con destinazione i classici paesaggi del mediterraneo. A bordo della nave Quaker City si trovava un uomo armato di umorismo pungente e di maestria linguistica che sarebbe diventato uno degli scrittori americani più importanti degli Stati Uniti d'America e di tutti i tempi. Il giornale Daily Alta California gli aveva pagato il biglietto con l'impegno di trasmettere i resoconti del viaggio. Visitò diverse città scrivendo articoli anche dissacranti sui vecchi monumenti e sulla società europea, tanto che le sue lettere da viaggio divennero la base del suo best-seller. 

Questo scrittore si chiamava Mark Twain (pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens) (Florida, 30 novembre 1835 – Redding, 21 aprile 1910) e non ha mai visitato la Sicilia di persona, ma ne è rimasto affascinato ammirandola dal mare nel 1867, a pochi anni dall'unità d'Italia. Durante la sua crociera sul piroscafo, il suo itinerario ha lambito le coste siciliane, ispirando descrizioni entusiastiche. È difficile, per un italiano di oggi, leggere la cronaca del viaggio che fece tappa alle Azzorre, poi in Francia, in Italia, a Costantinopoli, in Egitto, fino in Palestina. Twain raccontò tutto nel 1869 nel libro Gli innocenti all’estero - il viaggio dei nuovi pellegrini, che secondo lo stesso Twain era “la cronaca di un viaggio di piacere”. 

Fu anche, all’epoca, il suo libro di maggior successo. Chissà, forse il libro fu amato proprio per il tono dissacrante che accompagna tutto il racconto, quello di uno yankee che si sente se non superiore, di sicuro “nuovo” rispetto ai vecchi europei. Ho tradotto la parte relativa alle Eolie e, in particolare su Stromboli e il viaggio fino a Messina, e la presento ai lettori. “Di nuovo a casa! Per la prima volta dopo molte settimane, l'intera famiglia a bordo poté riunirsi sul ponte superiore. Provenivano da molte parti del mondo e da molte terre, ma non mancava nessuno; non c'era nessuna storia di malattia o morte tra di loro a smorzare la gioia della riunione. Ancora una volta, il ponte era gremito di gente ad ascoltare i cori dei marinai mentre salpavamo l'ancora e a salutare la terraferma mentre ci allontanavamo da Napoli. Ancora una volta, ogni posto nella sala da pranzo era occupato all'ora di cena, e la vita e il trambusto del ponte superiore al chiaro di luna erano proprio come ai vecchi tempi: vecchi tempi che erano passati solo poche settimane, ma quelle settimane erano state così piene di eventi, avventure ed emozioni che sembravano quasi anni. 

A bordo della Quaker City non mancava certo la gioia. Per una volta, il suo nome non era del tutto appropriato. [32] Alle sette di sera, con l'orizzonte occidentale completamente dorato per via del sole al tramonto, punteggiato da navi lontane, la luna piena alta e davanti a noi, il blu profondo delle profondità marine e una strana sorta di crepuscolo causato dalle varie luci e colori che ci circondavano da ogni lato, avvistammo il magnifico Stromboli. Con quanta maestà il Monarca aveva mantenuto il suo stato solitario al di sopra del livello del mare! La distanza lo avvolgeva in una penombra violacea e aggiungeva un velo di nebbia scintillante, che addolciva i suoi lineamenti spigolosi a tal punto che ci sembrava di vederlo attraverso un velo di garza argentea. La sua torcia si era spenta; le sue fiamme ardevano senza fiamma; una colonna di fuoco che si alzava e scompariva nello splendore della luna era l'unico segno che indicava che era un Autocrate del Mare vivente, e non lo spettro di uno morto. Alle due del mattino attraversammo lo Stretto di Messina e la luna splendeva così intensamente che l'Italia da una parte e la Sicilia dall'altra erano chiaramente visibili come se stessimo attraversando una strada e le guardassimo dal centro. 

La città di Messina, bianca come il latte, ricoperta di stelle e di paillettes provenienti dai lampioni a gas, offriva uno spettacolo meraviglioso. Un buon numero di membri dell'equipaggio era sul ponte, fumando e facendo rumore, in attesa di vedere Scilla e Cariddi. Ben preso l'Oracolo apparve con il suo immancabile cannocchiale e si mise sull'attenti sul ponte come il Colosso di Rodi. Fu sorprendente vederlo fuori a quell'ora. Nessuno immaginava che potesse essere interessato a un'antica favola come quella di Scilla e Cariddi. Uno dei ragazzi disse: Salve Dottore cosa ci fa qui fuori a quest'ora della notte? Perché vuole vedere questo posto? Perché voglio vedere questo posto? Giovane non mi conosci molto bene, altrimenti non ti chiederei una cosa del genere. Voglio vedere tutti i luoghi menzionati nella Bibbia”.

Categoria
cultura

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