Da Lipari alle Nazioni Unite: il corto 'Unseen' di Erika Taranto vola all'Onu
Da Lipari alle Nazioni Unite: il corto "UNSEEN" di Erika Taranto vola all'ONU
Realizzato con l'intelligenza artificiale e plasmato da una sola persona, il film e' tra i dieci finalisti dell'AI for Good Film Festival 2026. Proiezione a Ginevra il 9 luglio, davanti alla giuria dell'agenzia ONU per la tecnologia.
C'e' un pezzo di Lipari che, in questi giorni, arriva fino a un palco delle Nazioni Unite. Erika Taranto, di famiglia liparota, e' stata scelta tra i dieci finalisti dell'AI for Good Film Festival 2026, il concorso promosso dall'ITU, l'agenzia dell'ONU che si occupa di tecnologia. Il suo cortometraggio, UNSEEN, sara' proiettato a Ginevra il 9 luglio davanti a una giuria internazionale, al termine di una selezione tra oltre 1.300 opere candidate da tutto il mondo.
Per le Eolie e' l'ennesima conferma. Una terra piccola che continua a mandare lontano le sue perle, e stavolta la rotta tocca il quartier generale dell'ONU.
Per chi a Lipari non la conoscesse di nome: Erika e' sorella di Daniele e Sergio Ziino, e Daniele e' il titolare del Botteghino, il locale di Via Vittorio Emanuele. Oggi lavora come consulente creativa in un'agenzia di web marketing e consulenza, dove le sue competenze unite all'intelligenza artificiale ne hanno fatto la mente creativa dell'azienda. Ama viaggiare e in questi giorni si trova a Beringen, in Svizzera, a un passo da Ginevra: un mestiere, il suo, ancora quasi sconosciuto sulle isole. Ed e' stata proprio la lontananza da casa, racconta, a farle riscoprire le radici con piu' forza.
UNSEEN e' la storia di Iris, una pittrice cieca dalla nascita. Dipinge con le mani, riconosce i colori dall'odore e dalla consistenza, e non ha mai visto un solo suo quadro. "Volevo partire da una domanda semplice", spiega l'autrice: "cosa vuol dire creare qualcosa di bello e non poterlo mai guardare".
Iris non e' un'invenzione. Nasce da due pittori ciechi veri: il turco Esref Armagan e l'americano John Bramblitt, che ha perso la vista da adulto e distingue i colori al tatto, dalla loro densita'. A Iris somiglia soprattutto Armagan, cieco dalla nascita come lei: da autodidatta, senza nessuno che glielo insegnasse, ha imparato a padroneggiare colore, luce, ombra e prospettiva "vedendo" con i polpastrelli. I suoi quadri hanno incuriosito perfino gli scienziati di Harvard, che mentre disegnava hanno visto accendersi la sua corteccia visiva, la parte del cervello legata alla vista. Come se guardasse con le dita.
Accanto a lei c'e' Leo, un gatto arancione che cammina sulle tele stese ad asciugare e le firma con le impronte: sono l'ultima immagine del film.
A un certo punto entra in scena una voce di intelligenza artificiale che, tramite un auricolare, nomina i colori sulla tela mentre Iris dipinge. Non l'IA che spaventa nei titoli dei giornali: qui e' un aiuto, uno strumento al servizio di una persona. "Non le restituisce gli occhi", dice Erika. "Le restituisce la sua tela": la liberta' di sapere cosa ha creato senza doverlo chiedere a chi ci vede.
La sfida piu' difficile, aggiunge, non e' stata tecnica. "Non doveva diventare un documentario che spiega la cecita', e la tecnologia non doveva essere un effetto speciale da esibire. Doveva far sentire cosa si prova in quel gesto." Per questo la voce resta volutamente fredda: mentre Iris piange, continua a elencare i colori senza alcuna emozione. "La macchina non prova sentimenti", osserva, "ed e' proprio questo che lascia tutta l'emozione a lei."
Il film e' interamente generato con l'intelligenza artificiale, ma dietro ogni immagine c'e' una regia precisa. "Non vuol dire premere un tasto e aspettare la magia, e' l'esatto contrario", precisa. Lo strumento genera il materiale grezzo, poi tocca a lei plasmarlo in quello che ha in mente: "Lo strumento esegue, non decide: le scelte restano di chi dirige."
Dietro la storia c'e' una convinzione precisa: usata bene, l'intelligenza artificiale puo' fare del bene. "Quando e' fatta bene, la tecnologia non sostituisce le persone: restituisce loro qualcosa. Restituzione, non sostituzione."
Il 9 luglio i dieci corti finalisti, scelti su oltre 1.300, verranno proiettati insieme, seguiti da un confronto tra i registi e la giuria. Da quel giorno UNSEEN sara' visibile anche online; Erika si puo' seguire sul sito erikataranto.com e sulla pagina Facebook Erika Taranto Studio. "Mi piace l'idea", conclude, "che un film visto in tutto il mondo racconti proprio le persone che il mondo, di solito, non lo vedono."
Il corto si chiude su schermo nero, in silenzio, con queste parole:
AI-powered visual assistance exists today. Be My Eyes. Seeing AI. Envision. Free. For 285 million people, the canvas is waiting.
90% of them live in low- and middle-income countries.