Guerra e rincari è allarme rosso
Non solo le famiglie. I rincari dovuti alla guerra in Iran rischiano di pesare - e molto - anche sulle economie delle piccole e medie aziende.
Gasolio e benzina alle stelle. E nelle ultime settimane si è registrato un generalizzato incremento dei prezzi dei materiali, le prime tensioni sugli approvvigionamenti e un forte aumento dei costi di spedizione, che in alcuni casi arrivano fino a 3mila euro in più per un container standard, oltre a rincari nelle coperture assicurative.
A spaventare sono soprattutto i rincari di energia elettrica e materie prime. Il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica ha registrato un aumento del 60%. Il prezzo medio delle ultime settimane si attesta a 143 euro per MWh, ben al di sopra dei 102 euro della Germania, 63 euro della Francia e 48 euro della Spagna. In alcuni casi, gli effetti della guerra vanno a sommarsi a dinamiche di mercato che già vedevano i prezzi salire a causa di altri fattori. Il rame ha fatto registrare un balzo vicino al 40%, consolidando un trend in atto da oltre un mese anche a causa della forte domanda proveniente dai settori automotive e data center. A seguire ferro e profilati di alluminio, con listini ritoccati fino al 20%.
Nel settore delle costruzioni si registrano incrementi del 18% per il conglomerato bituminoso e del 10% per il calcestruzzo, mentre nel comparto della meccanica alcune plastiche segnano aumenti fino al 30%. Anche il legno ha iniziato a risentire del clima di tensione sui mercati, con aumenti compresi tra il 10 e il 15%. Prezzi stabili per le farine, ma il settore dei prodotti da forno resta tra i più sensibili alle variazioni dell’energia, con le bollette che incidono per circa il 14% dei costi di produzione. L’impatto è ancora più forte per alcune attività ad alta intensità energetica: nel settore dei lapidei l’energia rappresenta tra il 30 e il 35% dei costi totali, mentre per le tinto-lavanderie può arrivare fino al 40%. Il petrolio vola a 99 dollari al barile.