Eolie, 'il caos bussa alle porte del nostro paradiso:' di Mirko Saltalamacchia

di Mirko Saltalmacchia

Il caos bussa alle porte del nostro paradiso: la quiete apparente delle Eolie all’ombra della tempesta globale.  

Per troppo tempo,ceti medi e borghesi, hanno avuto l’illusione che il benessere, la sicurezza e la tranquillità dei nostri weekend fossero conquiste eterne e incrollabili. Ci rifugiamo nei nostri quartieri residenziali, custodiamo il decoro delle nostre città e cerchiamo rifugio nelle oasi di pace del nostro Paese — come le splendide isole Eolie, perle di un turismo raffinato e di una bellezza senza tempo. Ma la realtà che bussa alle nostre porte è ben diversa, ed è tragicamente sorda alle nostre aspirazioni di quiete. 

Quanto accaduto recentemente a Milano, a Parigi e in altre grandi metropoli non ha nulla a che spartire con la spontanea protesta sociale o con i tradizionali movimenti studenteschi. Siamo di fronte a una vera e propria operazione di guerra civile, meticolosamente preparata, organizzata e coordinata a livello internazionale. Non è un caso che gli slogan fossero in francese, che le metodologie fossero identiche e che dietro la regia si muovano organizzazioni eversive saldate a doppio filo con l'estremismo. La strategia è chiara e spietata: creare il caos e il terrore sociale attraverso una manovalanza nuova, i cosiddetti "Maranza", fomentati da reti collegate ai paesi d'origine e ideologicamente armati, mentre le organizzazioni della sinistra radicale e i loro sponsor politici — da Sala a Fratoianni, che oggi fingono sconcerto — offrono la copertura morale e la sponda istituzionale. L'immigrazione di massa non è stata gestita come risorsa economica, ma sfruttata cinicamente come serbatoio di destabilizzazione interna. 

E mentre le città continentali bruciano e si trasformano in teatri di guerriglia urbana, la domanda che ogni cittadino dovrebbe farsi è: quanto siamo al sicuro nelle nostre città? Prendiamo le isole Eolie. Panarea, Lipari, Salina, Vulcano, Stromboli: luoghi simbolo di un’Italia che produce, che spende, che vive di turismo d'élite e di bellezza. Pensiamo che la nostra insularità ci protegga, che il mare sia una protezione inespugnabile contro la decomposizione sociale delle grandi periferie urbane. È un grave errore di valutazione. Un Paese che perde il controllo delle sue metropoli, che permette la formazione di enclave fuori legge e che tollera una regia eversiva sul proprio territorio nazionale, rende vulnerabile ogni suo angolo. Le Eolie, con la loro economia turistica fragile, la dipendenza dai collegamenti marittimi, una dotazione di forze dell'ordine dimensionata per la ordinaria amministrazione e l'afflusso incontrollato di flussi estivi, rappresentano un bersaglio e un termometro pericolosissimo. 

Basterebbe una minima propagazione di questa tensione sociale programmata per mandare in frantumi il delicato equilibrio economico e di sicurezza di queste isole, trasformando paradisi di villeggiatura in territori esposti al degrado e all'intimidazione. La borghesia italiana ed europea deve svegliarsi dal suo torpore dorato. La furia pianificata che sta smantellando la sicurezza delle nostre città non si fermerà alle grandi stazioni ferroviarie o alle piazze del nord: marcia inesorabilmente verso i margini, verso i luoghi vulnerabili, verso la nostra stessa libertà di vivere civilmente. Se continueremo a voltare la testa dall'altra parte, cullati dalla falsa sicurezza delle nostre case e dei nostri luoghi di vacanza, scopriremo troppo tardi che il caos ha già occupato ogni spazio della nostra vita.

P.s. ho motivo di credere, da alcuni commenti letti sui social, che una cellula dormiente si trovi anche dalle nostre parti. VIGILIAMO SUPA A BABBARIA. QUESTO NON È UN GIOCO! 

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