Eolie, 'è sensato e vantaggioso elettoralmente cavalcare l’onda rumorosa?' L'intervento di Giovanni Brancaccio

di Luca Chiofalo 

Ho seri dubbi sul fatto che sia sensato politicamente e vantaggioso elettoralmente cavalcare l’onda rumorosa (ma minoritaria più di quanto sembri…) di chi vorrebbe un ritorno al passato, cioè amplificazione delle emissioni sonore e maglie larghe per gli “eccessi da euforia estiva”.
Anche volendo ignorare i limiti che le nuove normative e indirizzi nazionali impongono, siamo sicuri si voglia tornare al disordine quotidiano, agli accessi copiosi al pronto soccorso per grave alterazione da alcol o altro, agli schiamazzi notturni, alle risse, agli “affitti pollaio”, ad essere ostaggio, insomma, come siamo stati, di orde di nottambuli caciaroni??? 

Sono quasi certo che la maggioranza degli Eoliani non voglia nemmeno prendersi il rischio che accada e, pur comprendendo le ragioni di chi si abitua con fatica commerciale e personale al “nuovo ordine”, credo si possa discutere di maggiore elasticità di orari, modalità di applicazione e “sfumature di rischio” tra le varie isole dell’arcipelago, 
ma l’impianto della regolamentazione che riguarda l’intrattenimento non possa essere stravolto. 
Leggo l’ingenua o strampalata considerazione che non siamo più attrattivi “perché non si può fare musica”… 

Ad onor del vero, musica e intrattenimento sono (ovviamente) consentiti, le discoteche continuano a funzionare ed é vietata soltanto l’amplificazione in bar e locali in cui non può essere preminente l’intensità sonora (che, nei locali vicini del centro storico si sovrapponeva creando solo rumore e sconfinava in “concerti” non gestibili che bloccavano intere vie…) 
Sostenere, poi, che le Eolie rischino una crisi per mancanza di (sfrenata) “movida” vuol dire fare sfregio, oltre che alla ragione, alla storia, alla cultura, alle tradizioni ed al valore, universalmente riconosciuto, dell’arcipelago.  
Dovremmo discutere di questioni più importanti per le nostre isole, ma questo sarà senz’altro argomento, il prossimo anno, di campagna elettorale: vedremo quale “cultura” prevarrà.

L'INTERVENTO

di Giovanni Brancaccio 

Gentile Direttore
Leggendo la nuova ordinanza comunale sulla movida viene spontanea una domanda: siamo di fronte a una misura di governo o a un manifesto di clamorosa impotenza amministrativa?
Perché, se il problema è rappresentato da poche decine di persone maleducate che disturbano la quiete pubblica, non si comprende per quale motivo il prezzo debba essere pagato da migliaia di cittadini, lavoratori, imprenditori e turisti che si comportano correttamente.
Uno Stato, un Comune e le forze dell'ordine esistono proprio per distinguere chi rispetta le regole da chi non le rispetta. Quando invece si sceglie di limitare la libertà di tutti perché incapaci di contenere pochi, si compie una scelta che assomiglia molto più a una resa che a un atto di governo.
Se prendessimo sul serio la logica dell'ordinanza, dovremmo concludere che a Lipari poche decine di maleducati sono diventate una forza irresistibile, capace di mettere in ginocchio Comune, Carabinieri, Guardia Costiera, Pompieri, Guardie Forestali e ogni altro presidio dello Stato. Una sorta di armata invincibile che è riuscita là dove pirati, briganti e invasori nei secoli passati hanno
fallito, ossia a piegare un'intera isola alle loro esigenze contro la quale l'unica difesa possibile sarebbe quella di limitare gli orari delle attività economiche e le libertà di migliaia di persone.
L'ordinanza trasmette infatti un principio assai discutibile: non siamo in grado di colpire chi sbaglia,
quindi colpiamo tutti.

C'è poi un aspetto economico e culturale che sembra essere completamente ignorato. Lipari vive di turismo, accoglienza, ristorazione, passeggio serale, incontro. Vive della propria immagine. E quale immagine si vuole trasmettere? Quella di un'isola mediterranea viva e ospitale o quella di un territorio che considera la presenza delle persone un problema da contenere, gestire e
possibilmente da zittire?
Naturalmente nessuno difende gli schiamazzi notturni, l'inciviltà o il mancato rispetto dei residenti. Ma proprio per questo le sanzioni dovrebbero colpire gli incivili e non chi lavora, produce reddito, paga tasse o semplicemente desidera godersi una serata estiva.
Il potere di un sindaco, in una democrazia, non consiste nel limitare indistintamente le libertà dei cittadini.
Quando la risposta a ogni problema diventa una nuova proibizione, il rischio è che le ordinanze finiscano per raccontare molto più le difficoltà e le incapacità di chi governa che i comportamenti di chi è governato.

Perché un'isola che non riesce a controllare poche decine di maleducati e decide invece di comprimere la libertà di migliaia di persone non trasmette per niente un'immagine di autorevolezza. Trasmette un'immagine di forte debolezza e le immagini, nel turismo, hanno un valore economico enorme.

Mi auguro che i prossimi amministratori abbiano il coraggio di affermare con chiarezza un principio elementare: in una società libera si perseguono i responsabili, non si restringono i diritti di tutti per comodità amministrativa. Su questo tema non servono sfumature né equilibrismi. Serve una posizione chiara e inequivocabile.
Lipari ha bisogno di amministratori che abbiano fiducia nei cittadini onesti e severità verso quelli disonesti. Non del contrario.
Cordialmente

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