Da Rimini Mariella Petrilli. Vedere l'Odissea
di Mariella Petrilli*
Andare al cinema a vedere "Odissea" soltanto perché il breve passaggio del film dedicato alla flotta di Ulisse, in navigazione davanti agli scogli delle Sirene, è ambientato al largo del mare della mia amata Lipari, ha avuto il suo perché.
"Odissea", a mio modesto parere, è un film meraviglioso.
Nonostante rivisiti completamente, in chiave poetica, il poema di Omero, offre, a mio avviso, una ri-lettura originale e profondamente umana del mito.
A colpirmi non sono state solo delle scene di straordinaria potenza, ma anche alcuni messaggi, spesso commoventi, sull'uomo, sul potere, sulla vita, sugli orrori della guerra, sul valore dell'attesa e sui bisogni più profondi dell'essere umano.
La figura di Ulisse che emerge è profondamente umana ed è quella di un uomo tormentato dai mille dubbi sul reale valore di una guerra e sulle conseguenze distruttive che possono avere su un'intera società le scelte dettate dalla volontà di un singolo uomo.
Nel film Ulisse, a differenza dell'eroe del poema omerico, anziché essere crudelmente 'impermeabile e imperturbabile, si lascia di fatto trasformare dalle esperienze che attraversa.
Il suo ritorno a Itaca diventa così qualcosa di più di un semplice ritorno a casa. È un ritorno alla propria casa interiore, alla propria anima, dopo aver vissuto e attraversato le diverse tappe di quello che, in termini moderni, potremmo definire IL VIAGGIO DELL' EROE. Un percorso di trasformazione e sviluppo della consapevolezza.
E quando, nel finale del film, Ulisse pronuncia la frase "La civiltà rinascerà!", appare un tramonto tra Alicudi e Filicudi…un’immagine, per me, di infinita bellezza.
È la, nelle meravigliose isole Eolie, dove ogni alba e ogni tramonto sono fonte di profonda commozione, che ho deciso di ambientare il mio romanzo "IL PROFUMO DELLE CILIEGIE. Storie di amori e ritorni nell'Isola del Vento."
Ed è lì che sono tornata lo scorso anno, per ritrovare Lipari e le altre Isole del Vento, e per respirare ancora una volta le loro atmosfere, ascoltare il respiro del mare e lasciarmi avvolgere da quei paesaggi che per me non sono soltanto luoghi, ma emozioni.
Forse è proprio questo il filo invisibile che unisce il viaggio di Ulisse e quello di Cecilia, la protagonista principale del mio romanzo: il desiderio di tornare.
Tornare a un luogo.
A un amore.
A una parte di sé.
Perché, in fondo, un viaggio davvero importante non ci porta semplicemente lontano.
A volte ci conduce esattamente là dove, nel profondo, abbiamo sempre desiderato ritornare
*Scrittrice