Da Messina in linea Giuseppe Pracanica. Il ponte dei miracoli
Attraversamento stabile dello Stretto di Messina. Per realizzarlo urge chiedere un miracolo
di Giuseppe Pracanica
Nel 251-250 a.C., ai tempi della Prima Guerra Punica, il console romano Lucio Cecilio Metello voleva portare a Roma il prezioso bottino di elefanti – circa 100-120 – sottratti ai cartaginesi di Asdrubale, per mostrarli a Roma in occasione delle feste del Trionfo. Non disponendo di sufficienti navi da trasporto, secondo le testimonianze di Strabone e Plinio il Vecchio, fece realizzare un ponte legando insieme un gran numero di botti vuote, ricoperte con tavole e terra, formando così una piattaforma galleggiante stabile tra la Sicilia e la Calabria. Questa soluzione gli permise di trasferire gli elefanti da una sponda all’altra, sottolineando già allora la necessità di connettere la Sicilia alla penisola: un’idea che avrebbe attraversato i secoli, dai tentativi di Carlo Magno e Ruggero II fino ai moderni progetti di altissima ingegneria.
È indubbio che solo le grandi opere possano cambiare il destino dei popoli. Così è stato con le ferrovie per l’Inghilterra della regina Vittoria e per gli Stati Uniti, con la ferrovia transcontinentale di Lincoln. L’economia meridionale e quella siciliana, in particolare, fortemente penalizzate dalle distanze che separano le loro aree produttive dai mercati dell’Europa centrale e prive di infrastrutture adeguate, rimangono emarginate dal circuito delle reti di trasporto internazionali.
Il Ponte sullo Stretto di Messina può diventare una struttura funzionale ed emblematica, capace di marcare la diversa attenzione dello Stato nei confronti del Mezzogiorno – Sicilia compresa –, ricco di potenzialità ma, dall’Unità d’Italia ad oggi, sempre discriminato e depredato.
Il primo messinese a porre, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, il problema del collegamento stabile tra la Sicilia e il continente fu mons. Angelo Paino. Nel Bollettino Ecclesiastico Messinese dell’Arcidiocesi e dell’Archimandato, n. 8, Agosto 1946, si legge:
“S.E. Mons. Paino, Arcivescovo ed Archimandrita, disse a S.E. De Nicola: ‘Alla fusione degli spiriti tra nord e sud, tra le isole ed il continente, risponda l’unione materiale delle due terre con il progettato ponte o con un tunnel che unisca la Sicilia all’Italia continentale, sogno dei nostri padri, oggi speranza in maturazione’.”
Un altro illustre messinese, l’on. Pancrazio De Pasquale, Presidente della Commissione del Parlamento Europeo per la politica regionale e l’assetto del territorio, nel 1983 affermò che per quanto riguarda il Ponte sullo Stretto di Messina occorreva una risoluzione per dar vita a uno studio della Commissione Trasporti da approvare dal Parlamento Europeo. La risoluzione del 23 febbraio 1983 sottolineava:
L’importanza di un collegamento rapido ed efficiente per le zone periferiche ed insulari;
Le conseguenze positive di una moderna infrastruttura come fattore di sviluppo regionale, economico e sociale;
La necessità di superare le strozzature che ostacolano l’integrazione dei mercati;
L’invito alla Commissione CEE a promuovere studi per progettare infrastrutture di collegamento tra Sicilia e continente, riconoscendo l’interesse comunitario alla realizzazione dell’opera.
Il prof. Gaetano Silvestri, allora rettore dell’Università di Messina, oggi presidente emerito della Corte Costituzionale, osservò che le grandi opere infrastrutturali costituiscono spesso oggetto di dibattiti ideologici: da una parte chi vede la tecnica come intrinsecamente positiva, dall’altra chi considera ogni intervento sul territorio un male assoluto. Secondo Silvestri, una opinione pubblica informata, coadiuvata da istituzioni e università, dovrebbe valutare con attenzione il rapporto costi-benefici dell’infrastruttura, estendendo tale criterio a tutto il territorio interessato.
Il miracoloso attraversamento dello Stretto
Il frate Francesco da Paola, con due confratelli, si mise in viaggio verso il Sud della Calabria e raggiunse Catona, “in quel corno d’Ausonia che s’imborga”, cantato da Dante Alighieri nel canto VIII del Paradiso. Qui chiese a un pescatore di fargli attraversare lo Stretto, ma costui rifiutò per l’assenza di compenso, pentendosene poi. Francesco, allora, fece del suo mantello una barca e del suo bastone una vela, attraversando lo Stretto davanti a testimoni oculari sbalorditi, tra cui lo stesso pescatore. Il miracoloso attraversamento avvenne il 4 aprile 1464 ed è ricordato dalla comunità di Catona con un monumento. Proclamato Santo nel 1519, Papa Giovanni XXIII, con il breve Lumen Calabriae del 1962, lo ha proclamato Patrono della regione Calabria.
Se il Ponte, alla fine, verrà realizzato, le Arcidiocesi di Messina, Lipari, Santa Lucia del Mela e quella di Reggio Calabria-Bova dovrebbero pretenderne la dedicazione devota, intitolandolo ai santi protagonisti della storia e del miracolo dello Stretto.