Da Messina in linea Carlo D'Arrigo. Non cancelliamo il Natale

di Carlo D'Arrigo*

Non cancelliamo il Natale

Siamo alle solite, c’è chi vuole cancellare le nostre tradizioni culturali, sociali e cristiane. C’è chi, in nome di un fantomatico piano di uguaglianza etnica e razziale, vuole eliminare o rimodulare la Festa Natalizia per eliminare il riferimento Cristiano. Far sparire i simboli e i richiami del Natale è da follia per chi ha radicato nel cuore la celebrazione religiosa della nascita di Gesù, festa culturale e sociale incentrata sui valori di famiglia e sull’amore. 

Immaginate se si vietasse ai musulmani di non festeggiare la fine del Ramadan o agli ebrei di cancellare le celebrazioni per Yom Kippur caratterizzato dalla penitenza, dalla riflessione spirituale e dall'astensione dal lavoro solo per non urtare la sensibilità di noi Cristiani. Sarebbe per loro, ma anche per tutti, una bestemmia, anche giuridica, per chi ha a cuore la libertà della persona, compresa quella di culto. 

In una scuola primaria della Toscana si starebbe organizzando una recita senza riferimenti religiosi. In particolare avrebbero scelto di far cantare agli alunni una versione della canzoncina natalizia Jingle Bells senza far riferimento a Gesù. Come riporta il giornale locale “Maremma Oggi”, alcuni genitori avrebbero protestato. Secondo loro i bambini non dovrebbero cantare una canzone “censurata”. Va detto che il riferimento a Gesù esiste solo nella versione italiana della canzone. Il Natale è la festa simbolo della famiglia, è un momento di gioia, pace e condivisione. È un periodo che molte persone amano per le sue tradizioni e per l'atmosfera magica dello stare insieme ai propri cari. 

C'è chi propone di chiamare il Natale "festa d'inverno", e chi inventa altre soluzioni in nome di un’inclusività che, invece, denota debolezza d’animo e incapacità etica. Il rispetto reciproco e la comprensione sono fondamentali per una Società armoniosa. Nella guida della Commissione Ue per la comunicazione inclusiva l’invito e di dire “festività” e di evitare nomi cristiani. A forza di voler includere si finisce per escludere. 

È l’effetto paradossale di quella che sta diventando una vera ossessione delle Istituzioni europee per l’uso di un linguaggio che non faccia sentire nessuno discriminato. Intenzioni apparentemente buone ma dai risultati ben discutibili. Io aspetto il Natale per rispolverare le mie radici cristiane e attendere quel momento “emozionante” in cui il mio nipotino potrà esclamare “ambo” con quel ritardo dato dal fatto che non si è reso subito conto di aver vinto l’ambo. Buon Natale.

*Già docente Università di Messina 

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