Da Messina in linea Carlo D'Arrigo 'La tragedia Svizzera'

di Carlo D'Arrigo*

Considerazioni sulla tragedia svizzera
Nelle scuole italiane si è fatto un minuto di silenzio. Le campane delle Chiese in tutta la Svizzera hanno rintoccato per cinque minuti, e anche qui l’intera Svizzera ha osservato un minuto di silenzio, e persino i macchinisti di treni e mezzi stradali hanno azionato i fischi delle locomotive e i segnali sonori degli automezzi. Tutti si sono inchinati ai 40 morti e agli oltre cento feriti ricoverati, alcuni gravi. E ora? Ci rimane la disperazione dei genitori, delle famiglie e di tutti quelli che hanno perso 40 giovani vite, 40 giovani speranze, 40 giovani affetti. Tutto irrecuperabile, solo disperazione. 

I titolari del locale sono stati arrestati, anche se in ritardo. In Italia sarebbero stati fermati subito. Certo, la giustizia farà il suo corso ma cosa ce ne facciamo? I Ragazzi non ci sono più e i ricordi continueranno a macinare le menti di chi resta. Non sono solo i locali, le discoteche e i lounge bar che vanno controllati, si devono analizzare le menti di chi gestisce questi luoghi. La coppia che gestiva il Constellation della disgrazia non era certo specchiata, anzi aveva un passato costruito su prostituzione e droga, come ampiamente riferito. Era il caso affidare la gestione di un luogo così delicato, perché aperto a giovanissimi, a persone di tal fatta? Non è la prima volta che accadono catastrofi che coinvolgono persone che frequentano in massa un locale dedicato allo spettacolo o al divertimento. Ricordiamo il caso della discoteca La Lanterna Azzurra di Corinaldo quando nel dicembre 2018 alcuni piccoli delinquenti spruzzarono nella sala dello spray al peperoncino causando panico tra la folla che, a causa della chiusura delle uscite d’emergenza, si diresse in massa verso la porta presente sul retro del locale e che si affacciava su un ponticello situato su un piccolo fossato. Durante la fuga, la balaustra del ponte cedette facendo precipitare tante persone nel fossato, molte delle quali rimasero calpestate dalla folla. Il bilancio fu di 6 morti e 52 feriti. 

E poi c’è la tragedia di piazza San Carlo a Torino la sera del 3 giugno 2017, sempre per lo spruzzo dello spray al peperoncino, dove tre persone sono rimaste uccise e oltre 1000 sono state ferite. Ma di fatti ce ne sono tanti da raccontare, uno peggio dell’altro. Crans Montanà, col suo pensatissimo fardello di 40 morti ripropone il delicato tema dei controlli dei locali pubblici ed in particolare nelle discoteche dove si addensano giovanissimi. In Italia la situazione è diversa rispetto alla Svizzera, da noi è tutto più severo da diversi decenni. Un recentissimo decreto legge, datato 15 dicembre 2025, ha dirottato le competenze relative al rilascio della licenza di pubblico spettacolo dalle Questure ai Comuni.  La richiesta della licenza passa quindi al Suap, lo sportello unico per le attività produttive sito nei Comuni. Per ottenere la licenza di pubblico spettacolo il Comune deve acquisire il certificato di prevenzione incendi che prevede una serie di importanti prescrizioni come la conformità dei materiali scelti, delle vie di fuga e la scelta degli impianti antincendio. 

Quindi la capienza, la presenza di porte tagliafuoco, delle uscite di sicurezza dotate di maniglione antipanico e che si aprono verso l'esterno ed in un luogo sicuro, e poi i pannelli elettrici composti da materiale ignifugo, e la presenza di estintori. Alla fine dei lavori un consulente antincendio certifica che la ristrutturazione sia avvenuta come da progetto, con un documento che si chiama SCIA e che è inviato ai vigili del fuoco, che verificano la documentazione e fanno un sopralluogo nel locale per accertare che le prescrizioni siano rispettate e la sicurezza degli avventori garantita. E, ancora, vanno fatte alcune considerazioni sulla psicologia delle famiglie e dei ragazzi inerenti l’emergenza. La prima è che non si mandano figli minorenni alle feste. In tanti locali sono sempre più frequenti l’alcool, la musica così forte da stordire, l’uso di stupefacenti, e, non ultimo, il desiderio eccessivo di “protagonismo”. Un mix davvero esplosivo che fa assentare le giovani menti e rendere inconsapevoli i soggetti esposti. Certo c’è chi manda i figli minorenni a studiare all’estero, magari dall’altra parte del mondo ma un ragazzo ha più probabilità di morire arso vivo per un incendio ad una festa che per un incidente quando esce in motorino o va in macchina con qualcuno o mentre attraversa la strada. Ma quei ragazzi sono morti per un evento prevedibile e creato da persone senza scrupoli e in cerca di facile guadagno. 

Persone, certo, ignoranti e incapaci di vedere i pericoli nascosti in quella caverna angusta di un bar improvvisato a discoteca. I ragazzi hanno perso tempo riprendendo le fiamme col cellulare perché non hanno avuto la percezione del pericolo, perché quando si è in casa non si parla della vita reale ma solo di gioioso divertimento, di denaro e spese, spesso, superflue. Mai discorsi seri nelle famiglie di oggi, specie nelle famiglie denarose di cui facevano parte le vittime della tragedia. Certo, i ragazzi non sapevano cosa fosse il flashover, quel fenomeno che si verifica in un incendio nel quale le temperature raggiungono livelli estremi. 

Ma non era necessario sapere cosa fosse il flashover. Bastava “insegnare” a fuggire dai luoghi, dalle persone e dagli eventi pericolosi. In altre parole non fidarsi di nessuno e di nulla. Si fa questo nelle famiglie di oggi? La risposta è no. La tragedia del Constellation poteva essere sicuramente prevedibile, e non è stato fatto. Oggi rimane l’impossibilità di riavere i nostri figli, i nostri angeli, i nostri affetti più grandi. Nessun psicologo potrà mai ridarci tutto ciò. Per tanti la vita è finita.

*Già docente di Fisica Univ. di Messina 

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