Da Messina in linea Carlo D'Arrigo 'Il contagioso Morbo K'
di Carlo D'Arrigo*
Il contagioso Morbo K, già pronta la Fiction della Rai
Una storia fantastica e dalla forte carica umana che racconta come cattiveria e odio possono essere sconfitti con intelligenza e amore. Nel 1944 l’Italia è spaccata in due, al sud i fautori dell’armistizio e gli antifascisti, il nord è covo di fascisti convinti e di truppe tedesche che, dopo l’Armistizio dell’otto settembre ’43, occupano sempre più territori. La Wehrmacht, l’esercito tedesco, entra in tutta l'Italia settentrionale, fino a Roma, e la amministra quasi direttamente. Mussolini è ormai un leader fantoccio della Repubblica di Salò e non governa più l'Italia divisa in due.
A Roma l'ufficiale delle SS Herbert Kappler controlla la città. E’ il 16 ottobre 1943 quando il Quartiere Ebraico Romano, il Ghetto, è preso di mira dai nazisti che deportano quanti ancora presenti. Ma non tutti gli Ebrei che cercano sono li perché molti, forse un centinaio, si sono nel frattempo ricoverati nel vicino Ospedale Fatebenefratelli. Sono affetti dal terribile "Morbo di K", una malattia fantasiosa ideata dai medici dell’Ospedale, dottori Borromeo (primario), Sacerdoti e Ossicini per proteggere ebrei e altri perseguitati dai rastrellamenti. Nel nome “Morbo di K” K sta ad indicare Herbert Kappler, ufficiale tedesco delle persecuzioni antiebraiche a Roma. Con il pretesto di un’epidemia pericolosamente contagiosa, si riesce a ingannare i nazisti salvando decine di vite. Dai riscontri storici salvati, il morbo K era caratterizzato da crampi, convulsioni e, infine, da asfissia.
Un profilo sintomatologico simile a quello della tubercolosi. Il morbo era presentato come altamente contagioso e letale, per cui i malati vivevano in strettissimo isolamento. I sintomi del “Morbo K” erano tosse, nausea, mal di testa e vomito, ed erano questi i sintomi cui sarebbero andati incontro i soldati teutonici in caso di contatto con i malati. I medici compilavano false cartelle cliniche ai disperati che giungevano in Ospedale, diagnosticando la letale malattia. In questo modo i soldati nazisti non potevano agire, salvo non entrare in contatto con il temuto morbo. Quando i nazisti arrivarono in ospedale qualcuno entrò nello stanzone dove erano gli affetti dal pericoloso morbo e disse: “Dovete tossire, tossire continuamente perché questo spaventa le SS tedesche (la terribile polizia politica tedesca) che non vogliono contrarre la pericolosa malattia”.
I nazisti pensarono che fosse cancro o tubercolosi, e scapparono come conigli. Mentre il Morbo K continuava a tenere a bada la polizia tedesca, l'ospedale Fatebenefratelli si trasformava in una organizzazione per salvare vite. Nel seminterrato fu installata una radio per comunicare con i Partigiani e con il comando degli Alleati, che stavano conquistando quella fetta d'Italia ancora controllata dai Tedeschi. Un’epidemia immaginaria che fa riflettere sul ruolo della medicina e della solidarietà umana. I dottori Giovanni Borromeo, Vittorio Sacerdoti e Adriano Ossicini, furono insigniti della denominazione Giusti fra le Nazioni. Questo il Titolo che, dalla fine della seconda guerra, indica i non-ebrei che hanno agito in modo eroico, e a rischio della propria vita, per salvare ebrei dal genocidio nazista. La Rai ha già pronta la fiction che racconta questa commovente storia. Appuntamento a martedì 27 gennaio su Rai 1 con la prima puntata, trasmessa nel giorno che commemora le vittime dell’olocausto.
*Fisico, già Docente Università di Messina