Da Messina in linea Carlo D'Arrigo 'Che tragedia nella nobile Svizzera'

di Carlo D'Arrigo*

Che tragedia nella nobile Svizzera
Sorprende che la tragedia sia accaduta in Svizzera, paese comunemente riconosciuto come rigoroso e affidabile. Tutto è accaduto in una cittadina per turisti milionari, frequentata da personaggi di tutta Europa e del Mondo. Tutto in un locale frequentato da ragazzi che disponevano di ogni bene e ogni confort, ma spazzati via in una notte di festa a causa dell’approssimazione delle norme di sicurezza e di chi, probabilmente, ha chiuso gli occhi.  Soffitto basso con pannelli in poliuretano, muri coperti di legno, nessuna uscita di emergenza facilmente accessibile. Sbarrata, persino, l’unica porta per fuggire. Così il bar Le Constellation è diventato una trappola. I testimoni hanno raccontato di aver dovuto sfondare una barriera per potersi mettere in salvo. L’inchiesta dovrà sciogliere i dubbi sulle mancate vie di fuga e sui materiali che, a quanto ho sentito ripetere, non erano ignifughi. Il soffitto era coperto da materiale spugnoso fonoassorbente, il cosiddetto “piramidale” perchè formato da tante formazioni triangolo-piramide che intrappola il suono ed evita i rimbombi. Ma, purtroppo, è stato proprio questo materiale a prendere fuoco. 

Naturalmente “il piramidale” ignifugo esiste e, nel nostro Paese è d’obbligo ma quello che ha innescato l’incendio non era ignifugo. Quello che è successo a Crans-Montana non è sfortuna, è assenza di controlli, deroghe tollerate, regole conosciute ma ignorate. E poi l’assenza di vie di fuga. Un locale senza vie di fuga adeguate non deve aprire. Gli estintori o non c’erano o mancava il personale addetto per azionarli. Mancavano gli spruzzatori automatici di acqua, cioè quei piccoli dispositivi collocati a soffitto e che si aprono automaticamente in presenza di forte calore erogando acqua a pioggia tramite ugelli chiamati anche "sprinkler" e installati a soffitto. E noi che saliamo spesso sugli Aliscafi li vediamo. 

Basta alzare gli occhi al tetto del natante e gli ugelli, corredati di un nastrino prendi fuoco, sono li a intervenire per salvarci la pelle. E poi non si accendono i fuochi d'artificio in un luogo chiuso. Una Festa ove i ragazzi andavano comunque controllati, perché è notorio che non capiscono il pericolo. Una tragedia annunciata, possibile che nessuno ci abbia pensato? Le serate “critiche” che possono dar adito a fatti pericolosi sono prevedibili, in Italia i controlli sono rigorosi. E allora è spontaneo chiedersi, i controlli c’erano davvero? o qualcuno era “troppo importante” o “troppo intoccabile”? Quando il peggio arriva spuntano le parole di circostanza, le frasi fatte e le promesse di giustizia. Ma ai ragazzi morti non serve più. 

E il prezzo lo pagano i più giovani, quelli che dovrebbero essere il futuro. Il rispetto vero non sta nei comunicati, ma nei controlli fatti prima, senza guardare in faccia nessuno. Perdere 47 giovani per dei potenziali disonesti che per soldi non fanno le cose a norma è una tragedia nella tragedia. Forse non pagherà nessuno perché dovrebbero punire tutto il sistema di controllo che non c'è stato. E i poveri genitori piangeranno i propri figli. 

*Già docente di Fisica Università di Messina

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