Da Freiburg - Germania inj linea Michele Sequenzia 'Cambalache'
di Michele Sequenzia
Caro Direttore
,leggendo tra le tante commoventi lettere dei nostri emigrati in Argentina d' inizio "900", mi sono imbattuto in un testo scritto e musicato per un tango argentino, il cui titolo è "Cambalache".
Durante tutto il XX secolo l'Argentina è stata oggetto ad una miriade di dittature più o meno oppressive, di carattere militare. Molti testi musicali sono stati soppressi o censurati, come durante il nazi- fascismo. I "paladini del buon costume argentino e delle belle maniere" regolarmente al servizio di chi voleva mettere a tacere la voce della gente con mezzi ancor più brutali della censura, facendo scomparire nel nulla qualche decina di migliaia di persone. Uno degli strumenti preferiti dai vari regimi è stata l'infame Secretaría de Prensa y Radiodifusión (SPR), "sancta sanctorum" dei peggiori lacché del potere.
Saldamente protetti dall'apparato repressivo, questi signori si dedicavano a "ripulire" il linguaggio della musica popolare bonaerense (quindi, tout court, del tango di Buenos Aires). La storia del tango è piena zeppa di episodi avvenuti durante i periodi in cui era costantemente sotto il tacco dei censori, i castratori del modo di esprimersi, di comunicare dell'espressione sociale dei tanti comuni lavoratori .
E' un errore supporre che i testi dei tanghi fossero scritti da illetterati o "gente della strada". Al contrario, da Pascual Contursi a Homero Manzi, gli autori più celebrati erano persone coltissime e poeti celebrati. Il fatto che scegliessero di scrivere poesia nel linguaggio della gente comune guadagnò loro il rispetto di tutti, tranne (ovviamente) che dell'elite "culturale" che appoggiava il potere dominante. Tra questi autori troviamo anche Enrique Discépolo, di cui è necessario leggere bene questo testo.
Si capirà così meglio perché, nel 1976, poco dopo il golpe militare che portò al potere la sanguinosa e rovinosa giunta di Videla, Massera e Galtieri, una semplice "velina" TV ,evidentemente sotto pressione, obbligata, impose alla radio e alla tv argentina di non trasmettere più "Cambalache".
Il testo è in spagnolo.
Te lo trasmetto, con vero piacere, in italiano, integralmente:
" Cambalache" il cui significato è " Roba vecchia"
Che il mondo era e sarà un pezzo di schifo
, lo so.............
(Nei cinquecentosei
e anche nei duemilaventisei !).
Che ci sono sempre stati jet,
machiavellici e truffe,
felici e amari,
valori e dublé...
Ma che il ventesimo
secolo è una dimostrazione
di insolente malvagità,
non c'è più nessuno che lo neghi.
Viviamo
crogiolati in una
meringa e nello stesso
fango ci tocchiamo tutti a vicenda...
Oggi si scopre che è la stessa
cosa essere giusto come traditore...
Ignorante, saggio o stupido,
generoso o truffatore!
Tutto è uguale!
Niente è meglio!
Come un asino
o un grande insegnante!
Non ci sono rinvii
o gradi,
gli immorali
ci hanno uguagliato.
Se uno vive nell'impostura
e un altro ruba nella sua ambizione,
non importa se è un prete,
un fabbricante di materassoni, un re di fiori,
una guancia o un clandestino...
¡Qué falta de respeto, qué atropello
a la razón!
¡Cualquiera es un señor!
¡Cualquiera es un ladrón!
Mezclao con Stavisky va Don Bosco
y "La Mignón",
Don Chicho y Napoleón,
Carnera y San Martín...
Igual que en la vidriera irrespetuosa
de los cambalaches
se ha mezclao la vida,
y herida por un sable sin remaches
ves llorar la Biblia
contra un calefón...
Ventesimo secolo,
scambio problematico e febbrile...
Chi non piange non fa
schifo e chi non lavora è uno sciocco!
Dammi pure!
Dagli il viaggio!
Che ci incontreremo lì nel forno!
Non pensare oltre,
siediti lao,
non importa
a nessuno se sei nato onorevole!
È lo stesso che lavora
giorno e notte come un bue,
o che vive degli altri,
che uccide, che guarisce
o che è fuori dalla legge...
Cambalache"... (ovvero Robivecchi) il cui senso vuole esprimere tutte le nostre frustrazioni , la nostra impotenza... davanti a tante ingiustizie.... a tanti dolori...che...ogni giorno ..... ." tutto è uguale e niente è meglio"... "Cambalache"..è un meraviglioso tango argentino scritto del 1934 , per molti anni bersaglio di censure e critiche. Il testo e la musica sono di Enrique Santos Discepolo, che lo compose per il film "El alma del bandoneón" , diretto da Mario Soffici e con l'orchestra di Francisco Lomuto.