Come si fabbrica il consenso alle Eolie. di Mirko Saltalmacchia
di Mirko Saltalmacchia
Come si fabbrica il consenso alle Eolie. diffidate dei social.
C'è un momento, a Lipari, in cui la campagna elettorale inizia prima dei comizi. Inizia nei telefoni. Nei gruppi WhatsApp di famiglia, nelle pagine Facebook che portano il nome dell'isola e che sembrano fatte per dare notizie. Con il nuovo anno saremo chiamati alle urne per il sindaco, e se c'è una cosa che dovete proteggere più del vostro candidato è la vostra obiettività.
Da troppo tempo assistiamo qui a un uso molto abile e molto scorretto dei social. Funziona così. Si apre una paginetta con un nome familiare, rassicurante. Si riempie di contenuti corti, fatti apposta per farvi fermare: una buca in una strada di Canneto, un traghetto che tarda, un cane abbandonato, una frase rubata a un assessore. Un po' di orgoglio isolano, un po' di indignazione. E il meccanismo scatta. Si crea un pascolo virtuale e il gregge inizia a brucare esattamente l'erba che l'amministratore della pagina ha deciso di darvi.
Niente di illegale. È qui la sua forza. È ingannevole per costruzione. Perché l'occhio vede quello che vuole vedere. Basta trasformare un dubbio in una certezza, basta togliere un punto interrogativo da un titolo, basta scrivere "pare che" in piccolo e lasciare che la foto faccia il resto. Il lettore fa l'ultimo passaggio da solo e crede di aver scoperto una verità, mentre gli è stata solo suggerita con cura.
Alle Eolie funziona meglio che altrove. Ci conosciamo tutti. Se una notizia la condivide tuo cugino o la tua ex compagna di banco, non la verifichi. Ti fidi. L'algoritmo questo lo sa e lo sfrutta. Non ti mostra quello che è più importante, ti mostra quello che ha più probabilità di farti reagire. Se sei arrabbiato con uno schieramento, vedrai solo le colpe di quello schieramento. Se sei deluso, vedrai solo motivi per esserlo ancora di più. Giorno dopo giorno il tuo feed diventa uno specchio deformante della tua rabbia e tu inizi a pensare che quella rabbia sia l'opinione di tutta l'isola.
E così succede qualcosa di pericoloso per una comunità piccola come la nostra. La conversazione smette di essere un confronto e diventa una gara a chi prende più attenzione. I toni si alzano perché i toni alti prendono più clic. L'aggressività diventa normale perché dietro a uno schermo è più facile insultare chi al bar non avresti mai insultato. Ci si abitua a imitare gli altri per non restare fuori dal gruppo, a mostrare una versione di sé fatta per piacere alla propria bolla. Intanto, mentre noi litighiamo nei commenti, i nostri dati, i nostri gusti, le nostre paure vengono raccolti, ordinati, classificati e rivenduti. Diventiamo prevedibili. Diventiamo indirizzabili. Il valore di tutto questo tempo che passiamo a discutere non resta qui, resta alle piattaforme e a chi quelle piattaforme le sa usare per affittare il nostro consenso.
È un modello che ha un interesse preciso: non informarti, ma tenerti dentro. Perché più stai dentro, più sei esposto. E più sei esposto, più è facile orientarti senza che tu te ne accorga. Alla fine la politica non è più il luogo dove ci mettiamo d'accordo sui fatti per decidere insieme il futuro delle isole. Diventa il luogo dove ognuno ha i suoi fatti, diversi da quelli del vicino.
Non sto dicendo di spegnere tutto e andare. Sto dicendo che alle Eolie abbiamo ancora un anticorpo che nelle grandi città si è perso: la verifica diretta. Se leggi che una strada è crollata, puoi andare a vederla. Se leggi che un candidato ha detto una frase terribile, puoi chiedergli se l'ha detta davvero.
Per le prossime elezioni, ricordatevi che il vostro voto è l'unica cosa che nessuna pagina può affittare al posto vostro. Ma può confonderlo. Prima di credere, di arrabbiarvi, di condividere, fermatevi un secondo. E fatevi queste domande. Chi ha interesse a farmi arrabbiare proprio adesso con questo contenuto? Quello che sto leggendo è un fatto verificato o è un sospetto scritto in modo da sembrare una certezza? Conosco davvero chi c'è dietro questa pagina, ci mette la faccia, ci mette il nome? Quello che sto per scrivere nei commenti lo direi anche guardando negli occhi quella persona al porto? Questo post mi sta aiutando a capire come migliorare la mia isola o mi sta solo insegnando a odiare più forte chi la pensa diversamente da me? Non fatevi infinocchiare dai babbi di cucchiara!