C'è posta per 'Il Notiziario'. Lipari 'il dolore di chi cerca di salvare gli animali'

di Grazia Conte

Il randagismo a Lipari: il dolore di chi cerca di salvare gli animali, senza riuscire a proteggerli tutti.

Da Quattropani a Tivoli, una testimonianza personale e un appello affinché il problema dei cani vaganti e delle colonie feline non venga più lasciato alla sola sensibilità dei cittadini.

Ci sono situazioni che, quando le si osserva da lontano, possono sembrare soltanto problemi da affrontare con un po’ di organizzazione. Ma quando le si vive ogni giorno, quando si conoscono gli animali uno per uno, quando ci si prende cura di loro e poi ci si trova davanti alla loro morte, tutto assume un significato profondamente diverso.

Scrivo queste parole da Quattropani, a Lipari, non soltanto come cittadina preoccupata per il problema del randagismo, ma come persona che da tempo si occupa quotidianamente di una colonia felina e conosce direttamente le difficoltà e le responsabilità che questo comporta.

Prendersi cura di questi animali significa occuparsi della loro alimentazione, affrontare spese veterinarie, cercare cure quando si ammalano, intervenire quando sono feriti e preoccuparsi costantemente della loro sicurezza. È un impegno che richiede tempo, risorse economiche ed energie emotive. Ma lo si affronta perché questi animali esistono, hanno bisogno di aiuto e non possono provvedere da soli alla propria sopravvivenza.

Quello che rende oggi questa situazione particolarmente dolorosa è assistere ripetutamente alla morte di piccoli gatti, anche a seguito di attacchi da parte di cani vaganti.

Ho visto troppi gattini morire. E ogni volta non si tratta semplicemente di un animale in meno. Sono creature di cui ci si prende cura, che si cerca di proteggere, alle quali ci si affeziona e per le quali si spera di riuscire a garantire una vita dignitosa. Trovarsi davanti a un altro piccolo corpo senza vita è scioccante, straziante e lascia un senso di impotenza difficile da descrivere. Proprio ieri mi è capitato di vedere un altro piccolo gatto morto sul ciglio della strada di cui mi ero presa cura nelle ultime settimane, non ho avuto nemmeno il coraggio di fermarmi e avvicinarmi ero in stato di shock e non sapevo a chi rivolgermi, nessuno a cui chiedere aiuto! E’ straziante. E questo pensiero continuava a tormentarmi. 
Per chi non vive questa esperienza quotidianamente, forse è difficile comprendere quanto possa essere devastante. Ma quando si dedica una parte importante della propria vita alla cura di questi animali, ogni perdita pesa. E quando le perdite si ripetono, il dolore si accumula, insieme alla paura che possa accadere ancora.

Non è soltanto una questione di sensibilità verso gli animali. È anche il peso psicologico di sentirsi responsabili della loro protezione senza avere i mezzi necessari per garantirla. Si finisce per vivere in uno stato di preoccupazione continua, chiedendosi quali altri animali saranno in pericolo e se si riuscirà ad arrivare in tempo per aiutarli.
Non è giusto che la tutela degli animali dipenda quasi esclusivamente dalla disponibilità, dalle risorse e dalla resistenza emotiva di singoli cittadini.

La mia esperienza personale non è separata dal problema collettivo: ne è una testimonianza concreta. Dietro ogni colonia felina ci sono esigenze reali, necessità di sterilizzazioni, cure veterinarie e interventi tempestivi. E quando sul territorio sono presenti cani vaganti che possono aggredire altri animali, la questione diventa ancora più urgente.

Non scrivo per accusare qualcuno, né per alimentare polemiche con l’amministrazione comunale. Scrivo perché credo che sia arrivato il momento di riconoscere che la situazione, almeno nelle zone di Quattropani e Tivoli, richiede maggiore attenzione e una risposta organizzata.

Il problema dei cani vaganti e quello delle colonie feline devono essere affrontati insieme, con il coinvolgimento del Comune, dei servizi veterinari dell’ASP, delle associazioni competenti e dei cittadini che conoscono le condizioni reali del territorio.
Occorre individuare le zone più esposte, verificare le situazioni di rischio, programmare sterilizzazioni e cure, intervenire sugli animali vaganti secondo le procedure previste e costruire un sistema di segnalazione e assistenza che non lasci le persone sole davanti alle emergenze.

Non basta intervenire quando ormai è troppo tardi. La prevenzione deve diventare una priorità.
C’è anche una questione che riguarda l’intera isola. Lipari è un luogo di bellezza straordinaria, visitato da persone provenienti da tutto il mondo. Prendersi cura del territorio significa anche dimostrare attenzione verso gli animali che lo abitano e verso i cittadini che cercano, spesso silenziosamente, di proteggerli. Il benessere animale, la sicurezza e la qualità della convivenza sono parte di una comunità che vuole guardare al futuro con responsabilità.
Ma, prima ancora del turismo e dell’immagine dell’isola, c’è il valore della vita. Quella di un gattino indifeso, quella di un cane che necessita di una gestione adeguata e quella delle persone che ogni giorno cercano di evitare altre sofferenze.

Non si può chiedere a un singolo cittadino di sostituirsi indefinitamente a una rete organizzata di intervento. Non si può pensare che chi si prende cura degli animali debba continuare ad assorbire da solo tutte le conseguenze di un problema complesso, anche quando le risorse e le energie stanno finendo.

Per questo rivolgo un appello alle istituzioni competenti e alla comunità di Lipari: ascoltiamo chi vive quotidianamente questa realtà, apriamo un confronto e individuiamo insieme interventi concreti e verificabili.

Non chiedo polemiche. Chiedo attenzione, collaborazione e fatti.
Lo chiedo per gli animali che non possono difendersi, per quelli che non siamo riusciti a salvare e per quelli che sono ancora vivi e che vorremmo poter proteggere.
Lo chiedo anche per tutte le persone che, come me, non riescono a rimanere indifferenti davanti a questa sofferenza, ma che non possono continuare a portare da sole un peso così grande.

Perché prendersi cura degli animali non dovrebbe significare essere lasciati soli. E perché non dovremmo aspettare altre morti prima di decidere che è necessario intervenire.
Io come altri come me che vivono questa realtà abbiamo bisogno di essere ascoltati!

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