Turismo in Sicilia: un’esplosione di voglia di fare di Davide Starvaggi
di Davide Starvaggi
Turismo in Sicilia: un’esplosione di voglia di fare, ma le risorse bastano solo per uno su dieci!
I numeri della graduatoria dell’avviso turismo FSC 2021-2027 raccontano una storia molto chiara.
Sono 2.689 le imprese turistiche siciliane che hanno presentato domanda per realizzare investimenti nel settore.
Il valore complessivo dei progetti sfiora 650 milioni di euro ma la disponibilità è di 135 milioni di euro e permetterà di finanziare circa 252 imprese.
In pratica una impresa su dieci.
Questo dato dice due cose.
La prima è positiva: il turismo siciliano è un settore vivo con migliaia di imprese che hanno investito tempo, competenze e risorse per costruire un progetto di sviluppo. È un segnale forte di vitalità economica.
La seconda riguarda invece come costruiamo le politiche pubbliche.
Dentro questa competizione le imprese delle isole minori siciliane Eolie, Egadi, Pelagie, Pantelleria, Ustica partono con uno svantaggio strutturale per i costi logistici più alti, il mercato fortemente stagionale, l'accesso più difficile ai servizi e una connettività limitata.
Il bando ha previsto un punteggio premiale per le isole minori e questo è un passo nella direzione giusta.
Ma i numeri mostrano un limite evidente:
quando le domande sono quasi 2.700 e i progetti finanziabili poco più di 250, la competizione diventa inevitabilmente squilibrata.
In un contesto così selettivo anche un vantaggio di punteggio rischia di non essere sufficiente.
Questo ci porta a una conclusione semplice:
le isole minori non hanno bisogno solo di correttivi dentro le misure generali.
Hanno bisogno di strumenti dedicati.
Bandi con criteri calibrati sulle economie insulari.
Soglie di investimento compatibili con micro-imprese e piccoli territori.
Procedure amministrative pensate per comuni che hanno strutture tecniche molto limitate.
Non è una richiesta particolare, ma un principio che sta entrando nelle politiche nazionali.
Lo Stato sta infatti approvando una nuova normativa sulle isole minori, che riconosce finalmente la necessità di strumenti specifici per questi territori.
La Sicilia dovrebbe essere protagonista di questo cambiamento.
Non solo perché amministra il maggior numero di arcipelaghi italiani.
Ma perché la Sicilia stessa è un’isola.
Essere pronti prima degli altri è segno di responsabilità verso territori che da troppo tempo chiedono politiche costruite sulla loro realtà.