Santa Marina Salina, è boom di esposti anonimi. E nel mirino 'Il Limoncino... di Roberta Fioramonti

di Roberta Fioramonti*

BOOM DI ESPOSTI A SANTA MARINA SALINA: la vicenda del Limoncino

L'estate volge ormai al termine e le attività commerciali tirano le somme della stagione conclusa.
Lo fa Il Limoncino, il chiringuito ormai noto alle cronache isolane per le innumerevoli vicende giudiziarie che lo hanno visto protagonista nel corso degli ultimi anni che, nel corso dell'estate trascorsa è stato oggetto di controlli da parte della Guarda Costiera, dei Nas, della ASP e della SIAE in forza di un esposto anonimo che ha dato il via al c.d. "cuttigghiu", termine che sta ad indicare la pratica, assai diffusa, del parlare degli altri ricostruendo le più svariate verità, fatte di illazioni,  considerazioni e giudizi che non tendono, quasi mai, a parlare bene ed in termini positivi del "malcapitato" oggetto dell'attività di vociferaggio ("cuttigghiare").

Un processo pubblico, dove l'accusatore, vile ed infame, si nasconde e che produce un'ingiustizia immediata e un danno istantaneo perchè, pur se all'esito dell'ennesimo processo in tribunale il Limoncino dovesse uscirne "vincitore", rimarrebbe comunque indelebile la verità del "cuttigghiatore" agli occhi del quale se la ditta è stata oggetto di controlli, evidentemente, è perchè "non è in regola".
Alla luce di quanto accaduto al Limoncino, la cosa grave non è tanto il fatto che l'attività sia stata oggetto di controlli da parte delle Autorità, ma il riflesso che l'esposto anonimo produce in una piccola comunità come quella di Santa Marina Salina perché gli esposti anonimi, nelle piccole comunità, agiscono come un potente agente destabilizzante, capace di frantumare il tessuto sociale e trasformare la vicinanza tipica dei piccoli paesi in un clima di sospetto perenne.

Quando viene a mancare il volto di chi accusa, la dinamica del conflitto si sposta dal piano legale a quello psicologico e relazionale; la socialità perde la sua spontaneità, le piazze, i bar e i luoghi di ritrovo smettono di essere spazi di condivisione e diventano arene di sorveglianza reciproca.
Si sviluppa una forma di stress cronico legato al vivere in un ambiente percepito come ostile.
Dal punto di vista giuridico, l'ordinamento italiano guarda con forte sfavore l'anonimato.
Il principio cardine è che nel diritto penale e amministrativo non c'è spazio per le accuse senza volto, poichè il cittadino ha il diritto fondamentale di conoscere il proprio accusatore per potersi difendere.
Nel processo penale, l'art. 240 c.p.p. vieta espressamente l'uso di documenti anonimi nel processo, salvo che costituiscano corpo del reato o provengano dall'imputato.
La denuncia anonima non può essere iscritta nel registro delle notizie di reato, di conseguenza non fa scattare l'obbligo di avviare le indagini da parte della Procura.
Anche in ambito amministrativo, la regola generale prevede che gli esposti privi di firma e dati identificativi validi debbano essere archiviati senza seguito.
Peccato che per Il Limoncino sia stata fatta un'eccezione!

Per l'ennesima volta il perseguitato chiringuito dovrà difendersi ed adire le vie legali e, pur se all'esito verrà confermata la legittimità dell'attività svolta, come successo negli anni passati, il suo titolare, Casali Mattia, non potrà sporgere denuncia per "calunnia" nei confronti di alcuno cosicché passerà di nuovo il messaggio che: "il vile vince sempre!", ma non è così!
La verità è che chi agisce da “vile”  distrugge il proprio capitale sociale, perchè nelle piccole comunità non esistono esposti realmente anonimi; tutti si conoscono e tutti sanno chi può essere avvezzo a compiere tali scorrettezze; il vile ha, di fatto, sempre un nome e cognome ed anche se pensa di aver ottenuto un beneficio dal proprio comportamento scorretto, in realtà ha solo danneggiato se stesso, la propria reputazione ed il rispetto della comunità con conseguente impossibilità di costruire relazioni solide, alleanze lavorative o legami personali duraturi.

Nella letteratura italiana chi fa esposti anonimi viene descritto quasi universalmente con tratti morali spregevoli, associati alla codardia, all'invidia, alla meschinità. La figura del delatore anonimo incarca storicamente il lato più oscuro delle relazioni sociali ed è stata analizzata da diversi grandi autori.

Edmondo De Amicis ha dedicato a questo tema un saggio illuminante intitolato proprio “La lettera anonima”.
L'autore paragona l'anonimo a un “monello che non può vedere un muro bianco senza sentire il bisogno di imbrattarlo”. Chi scrive un esposto anonimo è descritto come una persona rosa da una profonda invidia, incapace di tollerare il successo o la felicità altrui. De Amicis sottolinea la viltà del mezzo, un “inchiostro venefico” usato per colpire alle spalle senza correre alcun rischio né subire conseguenze finanziarie o legali.

Così Camilleri, nel racconto “La lettera anonima” ambientato nella Vigatà del secondo dopoguerra, descrive una vera ed ottusa “epidemia” di denunce e lettere anonime che colpiscono i cittadini. Camilleri ne mette il luce il carattere grottesco, bigotto e distruttivo, capace di scardinare la pace sociale di un intero paese.

Nella poesia “Il delatore” di Francesco Dall'Ongaro, il delatore viene descritto con totale ribrezzo: “Và, sciagurato! Mi metti orrore; sei delatore!”; viene rappresentato come un parassita sociale che “dispensa pane e vergogna sull'empia mensa”, una figura così infame da spingere il poeta a provare pietà persino per un ladro o un omicida, ma mai per chi denuncia nell'ombra.
Speriamo, per il futuro, che la comunità di Santa Marina Salina si elevi da tali pratiche arcaiche e barbare per non finire come la Vigatà del secondo dopoguerra descritta da Camilleri.

*Avvocato

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