Rubrica Religiosa a cura di Don Gaetano Sardella 'Nella lotta fiducia...'

di Gaetano Sardella

Nella lotta fiducia, speranza e giusta ricompensa

Nella Prima Lettura tratta dal libro dell'Apocalisse si descrivono due "testimoni" affaccendati in una lotta che nel linguaggio biblico rappresentano la coerenza piena (rappresentata anche dalle due unità) del martirio, cioè appunto della testimonianza di Dio nella storia; una donna che genera un bambino, ma che è avversata da un drago rosso che si apposta davanti ad essa per divorare il bambino appena nato. Procedendo con ordine nell'analisi di queste figure, i brani descritti nella Lettura in questione non riguardano eventi futuri o profezie in attesa di realizzazione, ma piuttosto la rivelazione della Chiesa nel tempo attuale, dopo l'incarnazione del Verbo divino. La donna è appunto la Chiesa nella quale si manifesta il Figlio di Dio Gesù Cristo, testimoniato dall'eroismo dei suoi fedeli dalla vita santa e irreprensibile (i due testimoni), che anche muoiono in ragione della loro fedeltà e testimonianza, rendendo in tutto questo grande lode a Dio. 

Il drago è il Maligno, che tende ad annientare o a vanificare l'azione di Cristo nella Chiesa e a disperdere il popolo di Dio. Sembrerebbe che il male abbia la meglio, ma la sua vittoria è soltanto apparente: Dio assiste i suoi fedeli testimoni nella lotta, li rifornisce di mezzi e di strumenti e di motivazioni valide per la perseveranza nella fiducia speranzosa che la lotta contro il male si compirà con un felice epilogo. Come Chiesa, siamo tutti quanti popolo di Dio insigniti della realtà del Regno, che si è già manifestato e vive in mezzo a noi nelle parole e nelle opere di Cristo. 

Il Regno tuttavia, seppure già presente, è in una fase progressiva di sviluppo e di progressione e verte al raggiungimento del suo acme finale, quando si realizzerà in pienezza alla fine dei tempi. Dio allora trionferà definitivamente sul male e affermerà la sua gloria. Siamo invitati a coltivare la speranza nella lotta contro il male, a impegnarci tutti, ciascuno nel suo ambito vocazionale, perché l'iniquità venga sconfitta e le nostre ansie e le nostre perseveranze vengano finalmente premiate. Il male è una realtà purtroppo esistente e sotto certi aspetti necessaria perché ci si confronti con i vari aspetti della realtà e se ne vincano le devianze per ottenere i meriti e le ricompense. 

E' irrinunciabile che si cammini incespicando fra le insidie dell'ingiustizia, della malvagità, della perfidia altrui contro la quale siamo chiamati non solo a cimentarci, ma anche a rendere testimonianza. In questa lotta estenuante tuttavia si è accompagnati da Chi ci assiste con la sua grazia e ricompensa la nostra solerzia. Siamo motivati e spronati, invitati al coraggio e alla fiducia perché alla fine ci attende la ricompensa.
La Solennità di oggi ci ravvisa che in Maria ci è data la testimonianza di fedeltà suprema in questa avventura di sfida contro tutto ciò che si oppone al bene, alla pace e alla giustizia. Maria ha sostenuto una battaglia intrepida rivelando una perseveranza e una mitezza disarmanti; ha combattuto la buona battaglia senza mai deviare dalla fede (2Tm 4, 7), anzi rendendosi speculare modello di linearietà e di coerenza in ogni circostanza in cui Dio la volesse sua radicale testimone. E adesso la si vede conseguire il premio, la cosiddetta corona di vittoria che la rende non soltanto destinataria della salvezza, ma anche compartecipe della stessa regalità di Dio. Maria viene infatti definita Regina del mondo, non perché padrona esclusiva del cosmo e della realtà, ma perché associata al suo Figlio nella regalità, così come è stata associata nella lotta continua per la promozione del Regno. Nella misura in cui si partecipa della croce e dei patemi di Cristo, così si gode della sua gloria e della sua regalità. 

Soprattutto però Maria viene definita in questo contesto "Assunta in cielo in anima e corpo", cioè elevata alla suprema gloria del paradiso in modo che non soltanto la sua anima venisse elevata alla dimensione eterna della gloria, ma anche il suo corpo fosse preservato dalle comuni corruzioni della senescienza. E' un dogma di fede, ufficializzato e reso indiscutibile da Pio XII nel 1950, che però ha la sua logica nella Scrittura ed è sostenuto dalla Tradizione ecclesiale e del resto anche giustificato dalla coerenza e dal buon senso: non poteva Dio, fautore di ogni misericordia, lasciare che il corpo della Madre sua venisse corrotto e abbandonato alla terra e neppure che si confondesse con la comune cenere e con la polvere con cui tutto si dissolve. 

Quindi è stata elevata, cioè condotta alla sfera celeste nella forma totalizzante e non poteva esserci ricompensa più appropriata e commisurata per colei che aveva sempre vissuto l'eroismo della coerenza e della perseveranza nel bene, accettando di essere Madre in tempi e luoghi inaspettati. Madre di Colui che si umiliava per noi e si affidava alla sua umiltà di disponibilità materna. Come rifletteva papa Ratzinger, Maria è la figura iconica capace di ragguagliarci che "in Dio c'è spazio per l'uomo e nell'uomo c'è spazio per Dio." Dio accoglie l'uomo, lo esalta, si compiace di ogni sua buona opera e ricambia in oro ogni singolo atto di fedeltà nei suoi confronti. L'uomo trova in Dio la sua realizzazione e la sua salvezza piena se anch'egli "offre spazio a Dio" in se stesso, superando la sua inane protervia e concedendosi a lui con umiltà. Lasciare fare a Dio, coltivare la fede, la speranza nella concretezza delle opere di carità è già questa la via percorribile per la realizzazione su questa terra. La fede conduce all'obiettivo ultimo della salvezza eterna, ma ancor prima della comunione intima e stabile con Dio, nella quale l'uomo trova la sua gioia e la sua realizzazione piena. 

"Solo in Dio riposa l'anima mia"(Sal 62, 6 - 8) e solamente in lui albergano i parametri di gioia e di felicità. Anche se siamo sospinti a lottare contro il male e a vincere il male facendo il bene (Rm 12, 21), nella stessa lotta ci sentiamo avvinti e sostenuti dalla sua grazia. La gioia piena e la realizzazione non stanno nel fuggire la realtà e nell'alienarci nelle chimere e nelle false illusioni, ma nel vivere la realtà con solerzia, fiducia, responsabilità animati dalla comunione stessa con Dio e questo è già motivo di conforto e di letizia. Matia stessa poi ci testimonia con le sue stesse parole che Dio non manca di "rovesciare i potenti dai troni e innalzare gli umili" e che "d'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata"; 

quindi che possiamo credere e aspettarci anche noi il riconoscimento dei meriti proporzionati alle nostre fatiche e che anche a noi è dato di raggiungere adeguate ricompense e giuste elargizioni.
Ed an che una ragione di speranza, poiché anche noi, sebbene ferventi nell'attualità di questo secolo, siamo orientati verso la patria eterna dei cieli, nell'aspettativa della vita senza fine che ci aspetta nella gioia celeste alla quale Dio ci chiama e verso la quale Maria ci attira con la sua stessa presenza di Madre, Modello e con la sua potente e fruttuosa intercessione.

Categoria
religione

Articoli correlati

12 agosto 2026

Malfa, accolto il Cardinale Baldassare Reina PHOTO GALLERY

Ha presenziato Don Peppino Mirabito...

4 agosto 2026

Lipari, accolto il nuovo vicario parrocchiale Don Andrea Vitale

In occasione dell’apertura del mese di Agosto, dedicato al Patrono e Protettore San Bartolomeo...

2 agosto 2026

Rubrica Religiosa a cura di Don Gaetano Sardella 'Il miracolo del pane'

'E' raccontato come un moltiplicarsi di mani, più che di pane....'

26 luglio 2026

Rubrica Religiosa a cura di Don Gaetano Sardella 'Il regno dei cieli'

'E' simile a un tesoro nascosto nel campo...'