Leni, ordinanza per vietare nelle ore notturne i latrati dei cani e.. L'intervento
Il Comune di Leni ha adottato nuove misure temporanee per contenere i latrati, gli abbai e gli altri rumori canini molesti nelle ore notturne, a tutela del riposo delle persone e nel rispetto del benessere degli animali.
FASCIA ORARIA: dalle 21:30 alle 07:30 del giorno successivo L'ordinanza è in vigore fino al 31 agosto 2027.
I proprietari e detentori sono tenuti a: garantire adeguata custodia e vigilanza dei propri cani;
* non lasciare i cani incustoditi negli spazi esterni quando ciò provoca il protrarsi di abbai o latrati molesti;
* intervenire sulle cause che provocano agitazione e rumori;
* adottare, quando necessario, ulteriori misure appropriate, anche con il supporto di un veterinario.
Attenzione: l'ordinanza non vieta i normali vocalizzi occasionali e non introduce un divieto generale di tenere i cani all'aperto. È necessario valutare il disturbo concreto e le modalità di custodia.
CONTROLLI: la vigilanza sull'osservanza dell'ordinanza è affidata alla Polizia Municipale, che documenterà luogo, orario, durata, frequenza e modalità del disturbo.
In caso di inottemperanza, quando ne ricorrano i presupposti, è prevista una sanzione amministrativa da €2.000 a €20.000, oltre alle ulteriori disposizioni previste dalla normativa.
L'INTERVENTO
di Danilo Conti Sandro Biviano e Sara Garofalo
Ordinanza Leni: la quiete nasce dal benessere del cane non dalle sanzioni.
Egregio Signor Sindaco del Comune di Leni,
con la presente desideriamo sottoporre alla Sua attenzione alcune considerazioni in merito all'ordinanza recentemente adottata dall'Amministrazione comunale, con particolare riferimento alle disposizioni concernenti l'abbaio dei cani nelle ore notturne e alle sanzioni previste, che possono arrivare fino a 20.000 euro.
Premesso che nessuno di noi intende mettere in discussione il legittimo e sacrosanto diritto dei cittadini alla quiete, al riposo e alla serenità, riteniamo tuttavia doveroso evidenziare come una sanzione di tale entità, applicata senza un'adeguata valutazione delle circostanze concrete, possa determinare conseguenze potenzialmente molto problematiche.
Il cane, infatti, non è un dispositivo che può essere semplicemente "spento" quando produce rumore. L'abbaio è una forma naturale di comunicazione, connaturata alla sua specie, e può essere determinato da molteplici fattori: paura, stress, solitudine, dolore, disagio, presenza di altri animali o persone, o una situazione di pericolo o intrusione nella proprietà. Come per il pianto di un bambino, non si tratta di un fenomeno sempre immediatamente controllabile.
È proprio questo l'aspetto che maggiormente ci preoccupa. Di fronte alla prospettiva di una multa così elevata, esiste il rischio concreto che alcuni proprietari, per puro timore, ricorrano a forme di contenimento improprie: cani rinchiusi per ore in sgabuzzini, isolati, legati a catena in condizioni precarie, fino alla sedazione farmacologica o, nei casi estremi, all'abbandono.
Si tratta di un rischio indiretto ma reale, che riteniamo doveroso prevenire. Tali condotte, oltre ad essere eticamente inaccettabili, hanno rilevanza penale. Sarebbe paradossale che una disposizione volta a tutelare la quiete favorisse indirettamente comportamenti che l'ordinamento considera ben più gravi. Cosa dovrebbe fare un proprietario per impedire al cane di abbaiare?
Riteniamo che l'abbaio persistente possa certamente costituire un disturbo, ma possa anche essere un importante segnale di disagio dell'animale. In tali casi, la sola repressione dell'effetto rischia di essere insufficiente e controproducente. Sarebbe più utile e responsabile prevedere, prima dell'applicazione di sanzioni così gravose, un accertamento concreto della situazione e, ove necessario, il coinvolgimento dei servizi veterinari e di professionisti qualificati in comportamento animale, al fine di intervenire sulle cause.
In questa prospettiva, ci permettiamo di osservare che sarebbe stato più urgente e opportuno occuparsi del benessere animale a 360 gradi. Ancora oggi, sulle nostre isole, moltissimi animali sono tenuti a catena o in condizioni igieniche e di vita pessime. Vi sono situazioni sotto gli occhi di tutti, come quella delle capre di Stromboli lasciate per giorni chiuse in un camion, senza cibo né acqua, nelle loro stesse deiezioni. Crediamo siano queste le priorità di cui un'Amministrazione debba farsi carico.
Vi è infine una questione di coerenza applicativa: se il disturbo deriva dall'abbaio in quanto tale, come si applica il principio quando a vagare liberi e ad abbaiare sono cani randagi o privi di proprietario identificabile? In quel caso paga il Comune? Ciò evidenzia come il fenomeno non possa essere affrontato esclusivamente in chiave sanzionatoria.
Alla luce di quanto sopra, chiediamo rispettosamente all'Amministrazione comunale di Leni di voler riesaminare le disposizioni dell'ordinanza, valutando l'introduzione di:
1. criteri di accertamento chiari, oggettivi e verificabili, che distinguano il normale comportamento da situazioni realmente e persistentemente moleste;
2. gradualità e proporzionalità degli interventi, affinché una problematica di convivenza non si trasformi in fonte di sofferenza per gli animali;
3. strumenti di prevenzione e supporto per i proprietari, favorendo ove necessario il ricorso a figure professionali competenti per risolvere il problema alla sua origine.
Siamo convinti che un'Amministrazione attenta alle esigenze della propria comunità possa e debba trovare un punto di equilibrio tra il diritto dei cittadini alla quiete e il dovere di garantire il rispetto e il benessere degli animali, senza che la tutela di un diritto avvenga a discapito dell'altro.
Confidando nella Sua attenzione e sensibilità, restiamo in attesa di un cortese riscontro e porgiamo distinti saluti.