Il ricordo è l’unica difesa: il manoscritto di Ester Parri. Di Tilde Pajno
Il ricordo è l’unica difesa: il manoscritto di Ester Parri
Recensione di Tilde Pajno
Sabato 12 settembre p.v. a Lipari, nel giardino del Centro Studi Eoliano, sarà presentato il libro di Ester Parri Il ricordo è l’unica difesa, curato da Francesca Parri e Andrea Ricciardi ed edito da Solferino.
«Durante lo svuotamento della cantina che un tempo era appartenuta ai miei nonni, ho trovato in cima a un grande armadio, dietro scatoloni e sedie accatastate, una valigia di vimini malandata, di quelle che un tempo si usavano per i picnic. Qualcosa mi ha spinta a non buttarla e a portarmela a casa, dove è stata provvisoriamente appoggiata e poi dimenticata in un angolo del terrazzo.
Quando finalmente l’ho aperta, è emersa dapprima una foto di mia nonna da giovane, lo sguardo austero dritto nell’obiettivo, in una cornice con il vetro in frantumi e sotto, tra piccole schegge, tanti fogli ingialliti, ordinati in fascicoli…» Così Francesca Parri racconta l’inizio di questa avventura che sembra una fiaba: il ritrovamento casuale del manoscritto della nonna Ester, scritto probabilmente subito dopo la liberazione e poi dimenticato per settantacinque anni.
Pur essendo ordinate e numerate, quelle pagine danno l’impressione di essere state scritte di getto, dettate dall’urgenza di raccontare, di lasciare una testimonianza a quelli che sarebbero venuti dopo. È una sorta di diario dove Ester ha annotato impressioni, ricordi di incontri casuali, ritratti acuti di uomini e soprattutto di donne nel cui sguardo ha riconosciuto la stessa angosciosa attesa per i figli, i compagni, i fratelli lontani. Il manoscritto comincia con la carcerazione a San Vittore nel gennaio 1945 e si interrompe bruscamente prima del ricongiungimento con Ferruccio Parri in Svizzera ed il ritorno in Italia subito dopo la liberazione. Le lunghe giornate della detenzione, senza notizie del marito e del figlio Giorgio che – giovanissimo – si era unito alla lotta partigiana, sono state tra le più difficili della vita di Ester Parri.
La mancanza di notizie sulla sorte del figlio, l’ansia e i sensi di colpa per l’arresto di Ferruccio di cui si sente responsabile, sono raccontati con una lucidità ed una carica emotiva che ci accompagna durante tutta la lettura. La percezione del tempo lento dell’attesa, l’incerto alternarsi di angoscia e speranza diventano occasione per ricucire ricordi, riannodare storie di fughe, di frettolosi traslochi, di incontri e di perdite. «Che cosa dovevo fare? Seduta sulla branda non m’ero accorta che la ciotola tra le mani s’era raffreddata, dovevo essere rimasta assorta per non poco tempo se sentivo il collo irrigidito. Istintivamente mi guardai le mani e vidi quelle di Ferruccio e di Giorgio, lunghe, morbide, somigliantissime…»
L’incertezza sulla sorte del figlio la tormenta, facendola sentire in simbiosi con le madri che avevano i figli lontani, sulle montagne o in esilio e con quelle che li avevano perduti e non avevano potuto neanche seppellirli. Nel silenzio pesante della cella del carcere di San Vittore Ester si interroga a lungo sul senso di quella sofferenza, di quelle morti senza pianto e senza sepoltura; a volte dubita che il sacrificio chiesto a tanti ragazzi fosse sproporzionato rispetto ai risultati che sarebbero stati raggiunti. Tuttavia la coerenza politica e la fede profonda negli ideali di libertà e giustizia trova sempre una risposta a qualunque interrogativo «Sapevo che tutti dovevano pagare di persona perché la Resistenza fosse piena e consapevole. I vecchi, i meno vecchi e i giovani, che per lunghi mesi avevano frequentato la mia casa, avevano imparato a conoscermi e a capire quanta pena mi costasse tutto questo».
Noi sappiamo che Ester ha continuato a scrivere per tutta la vita, non solo articoli e testi di impegno civile, ma anche racconti e poesie, dove riconosciamo la nobiltà d’animo, la compassione, la pietà nei confronti del destino degli uomini, la capacità di comprendere col cuore anche ciò che la ragione non è in grado di comprendere e di accettare. Il suo sguardo benevolo e chiaro, a tratti percorso da lampi di ironia, accompagna il lungo sodalizio con Ferruccio Parri, compagno di fede politica e di vita, al quale la unisce indissolubilmente l’idea di una patria giusta, libera, indipendente e il ripudio del fascismo in ogni sua forma.
Il manoscritto ritrovato dalla nipote Francesca Parri, curatrice del testo insieme allo storico Andrea Ricciardi, è stato pubblicato da Solferino con una ricca appendice fatta di note e di riferimenti bibliografici che permettono al lettore di contestualizzare i continui riferimenti a nomi, situazioni, avvenimenti che caratterizzano l’opera di Ester Parri.
Ricordi nati dalla disperazione ma pervasi dalla speranza che la verità non vada perduta, che il sacrificio di tanti e la resistenza dei vivi indichino la strada a quelli che verranno, perché «il nostro ricordo è la sola valida difesa».