Eolie e non solo, 'Harry' è stato un primo segnale. 'Ormai siamo isole tropicali...' VIDEO

 I venti di tempesta con raffiche che hanno superato anche i 120 km/h nella Sicilia nord-orientale (poco al di sotto dell'intensità di un uragano di categoria 1). A colpire sono state le distruttive mareggiate che si sono abbattute su diverse coste siciliane, sarde e calabre, con onde che hanno raggiunto il record di 16 metri di altezza e che hanno provocato ingenti danni.

Stiamo parlando quindi delle mareggiate più intense degli ultimi anni nel Sud Italia e di onde che hanno superato i record storici in questa zona del Mediterraneo.
Da un punto di vista meteorologico si è trattato di onde di tempesta (storm surge in inglese), un fenomeno che tipicamente è associato a cicloni tropicali o extratropicali come i cosiddetti TLC (Tropical-Like Cyclones). Harry non è un fenomeno di questo tipo (ha le caratteristiche strutturali di una tempesta extratropicale), ma ha avuto comunque un'intensità paragonabile a quella di un ciclone extratropicale.
Le onde di tempesta avvengono quando abbiamo contemporaneamente bassa pressione atmosferica e forti venti: nel caso di Harry avevamo un profondo minimo depressionario (sotto i 1000 hPa) e un forte contrasto di pressione con un promontorio anticiclonico nella zona balcanica, che ha generato i venti di tempesta. Quando una bassa pressione staziona sopra il mare, l'atmosfera “schiaccia” più debolmente la superficie dell'acqua, che quindi è libera di sollevarsi; se a questo aggiungiamo i forti venti, ecco che si genera un moto ondoso che può produrre onde anche alte svariati metri.

Queste onde non si generano necessariamente sulla costa, ma possono formarsi anche in mare aperto. Qui la tempesta – soprattutto se il vento agisce particolarmente a lungo – può generare un sistema di onde lunghe in movimento in grado di propagarsi anche per centinaia di chilometri (o migliaia, se accade nell'oceano), fino ad abbattersi sulla costa con un periodo regolare piuttosto elevato, generalmente attorno ai 10 secondi (anche 20 secondi negli oceani). Questo sistema di onde generate in mare aperto da una tempesta e che arrivano con forza sulla costa si chiama in gergo tecnico swell ed è ben noto per esempio ai surfisti. Più è alta la superficie marina in grado di generare moto ondoso sotto l'azione del vento (un parametro chiamato fetch), più energia viene trasferita alle onde risultanti che di conseguenza saranno più alte e più distruttive.

Ecco, ora abbiamo tutti gli elementi per capire perché le mareggiate di questi giorni sono state così violente. A determinare l'altezza e la portata delle onde sono principalmente tre parametri: la velocità del vento, la durata del vento, e il fetch. Nel caso della tempesta Harry tutti questi parametri erano elevatissimi: venti impetuosi, il blocco della tempesta che ha permesso al vento di agire per molto tempo, e una vastissima superficie marina vastissima esposta al vento. La combinazione di tutte queste condizioni, a cui si va aggiunto l'innalzamento fisiologico dovuto alla bassa pressione, ha portato all'eccezionalità delle onde di tempesta che hanno colpito soprattutto la Sicilia, ma anche la Sardegna e la Calabria, soprattutto la costa meridionale che è stata flagellata da imponenti mareggiate che hanno distrutto tratti di litorale.

Quello che è avvenuto  è stato quindi sostanzialmente uno swell con caratteristiche da moto ondoso oceanico: le altezze significative delle onde (cioè l'altezza media del del 33% delle onde più alte) andavano tra i 5 metri e 9 metri, con un massimo effettivo registrato addirittura di 16 metri, e un periodo di circa 10 secondi tra un'onda e l'altra. Tutto questo – lo ricordiamo – va aggiunto a precipitazioni torrenziali e venti di tempesta che hanno reso estrema questa ondata di maltempo in Sicilia, Sardegna e Calabria.

Concludiamo con una precisazione: contestualmente a tutto questo, la provincia di Messina è interessata in questi giorni da una sequenza sismica con terremoti che hanno raggiunto magnitudo anche piuttosto elevate. È bene specificare però che si tratta di una sfortunata coincidenza: non c'è infatti alcuna correlazione tra l'attività sismica (ricordiamo che la Sicilia è sempre stata una zona ad alto rischio terremoti) e quella meteorologica. Se è vero che terremoti sottomarini possono produrre onde anomale e tsunami, le onde che hanno colpito il Sud Italia sono onde di tempesta generate dalla tempesta Harry.(geopop.it)

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