Due temi, il referendum sulla c.d. riforma della giustizia e la guerra in Iran di Alfio Ziino

di Alfio Ziino

Due temi, il referendum sulla c.d. riforma della giustizia e la guerra in  Iran.
Chi leggesse anche superficialmente la legge oggetto del referendum vedrebbe che essa non contiene alcuna norma volta a minare la indipendenza dei magistrati, eppure costoro sapendo di mentire è proprio quel che affermano andando poi strumentalmente fuori tema col dire "ma sono norme che non velocizzano i processi". Come dire al medico che prescrive farmaci per il mal di pancia, "ma non cura i reumatismi!". 

La norma oggetto del referendum si occupa delle separazione delle carriere dei magistrati e della riforma del C.S.M. per svincolare questo dai pesantissimi condizionamenti delle correnti "politiche" dei magistrati e, in conseguenza, dai partiti quello Democratico in testa. Non si occupa della gestione dei processi. In ogni caso, quel che trovo intollerabile, oltre che incivile stricto sensu, è che i magistrati, sottoposti soltanto alla legge come anch'essi vanno continuamente ricordando, non solo contestino come Associazione Nazionale Magistrati, cioè come categoria e non come singoli, una legge approvata dal Paramento, ma fanno "campagna elettorale" con manifestazioni, finanziamenti di non dichiarata natura, interviste anche intimidatorie (mafiosi, massoni, e simili votano per la legge....badate!). E mi appare anche intollerabile che dei pubblici impiegati, tali sono tutti i magistrati, contestino una legge che riordina il loro settore. Forse che i pubblici impiegati in  servizio al Ministero della Agricoltura contestano una legge "approvata" che ridisegna la loro Amministrazione?

Quanto alla guerra in Iran null'altro sento da parte della nostrana sinistra che "Trump è un pazzo, non sa quel che vuole", seguito da un "fà soltanto i suoi interessi, esportare la democrazia non è cosa che lo riguardi". Su tal punto mi basta notare che, essendo Presidente degli USA, è di questi che si cura e non del Belgio o del Sud Africa, e per quel che attiene l'esportazione della democrazia se soltanto pensiamo ad Iraq, Afghanistan, Libia, primavere arabe, etc, possiamo ben farne a meno. Comunque, se la si invoca, sarà pure un motivo aggiunto. Quanto al non saper cosa fare rilevo, ma non sento farne menzione dai nostri soloni, che l'apprensione del petrolio venezuelano prima e quindi poi iracheno, è TUTTO petrolio che non giunge a noi europei e tanto meno a noi italiani. Va in CINA cioè, oggi, al vero competitor non solo degli USA ma anche nostro. 

E limitarne gli approvvigionamenti energetici comporta un aumenti dei costi di produzione cinesi, con ovvie ricadute sui prezzi alla esportazione. Altro che non saper cosa fare! e, mentre i nostri sinistri, sbraitano invece sull'aumento di gas e benzine da noi quale conseguenza di quelle azioni. Aumenti che non sono per nulla imputabile agll interventi ordinati dal Presidente Trump, ma alla onnipresente speculazione. E bene ha fatto la Presidente Meloni nel disporre una vigilanza antispeculativa sull'ingiustificato aumento, in Italia, del costo carburanti. 
Quanto al diritto internazionale, non vi è diritto che abbia valore ove non vi sia chi alla osservanza di detto diritto COSTRINGA. E non vi è. l'ONU? tamquam non esset.

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