Da Ravenna in linea Massimo Ristuccia 'La Libertà'
di Massimo Ristuccia
LA LIBERTA’ 15 settembre 1929 n. 37. (notate la cartina pubblicata da questo giornale nel 1929) La livida rappresaglia della polizia fascista Quel che avvenne a Lipari dopo l’evasione L’allarme
La assenza, dei tre evasi fu notata quasi subito. Circostanza d'altronde che gli interessati avevano previsto e scontata, ben sapendo che entro le 22 avrebbe avuto luogo la visita di controllo. Lussu e Nitti abitavano nel centro del paese, in una casa che dava su un dedalo oscuro di viuzze ; mentre Rosselli abitava una casetta di campagna, al limite dell’abitato.
Appena la pattuglia di controllo della zona Lussu-Nitti ebbe accertala l’assenza dei due confinati, successe il finimondo. La
pattuglia 'si precipitò à Marina Corta (piazza del paese, dove-la sera usavano sorbire la granite di rito le autorità) alla ricerca
del direttore della colonia, cav. Cannata.
Ma il signor cavaliere non c’era quella sera. Era andato al. vicino porto della pomice, Canneto, a godersi, pieno di boria una festa popolare rallegrata dai fuochi d’artificio. Iì in piazza c’erano invece il maresciallo Allò — uno dei peggiori arnesi della polizia italiana, sfottitore di confinati, giuocatore d’azzardo nella sede del fascio
di Lipari —, vari brigadieri e agenti, pattuglie di militi, gli ufficiali della milizia e l’inevitabile signor pretore. Balzarono
tutti sulle seggiole tra un gran rumore di bicchieri e di cucchiai e via chi da una parte, chi da un’altra, mentre il brigadiere Cacciola, un altro fiero cretino criminale sempre insuperabile nella piccola
persecuzione lanciava fischi convenzionali in tutte le direzioni per richiamare le pattuglie di ronda. Si telefona a Canneto, si telefona a Pignataro, la vicinissima 'base dei motoscafi e del mas, si telefona al semaforo, suona radunata generale dei militi al castello, si lanciano i primi telegrammi.
Un motoscafo si precipita a prendere il signor direttore a Canneto. I confinati erano già rientrati alle loro abitazioni, ma la voce, già diffusa per il paese, penetra dovunque. Alle finestre i confinati, per le strade i liparioti. Domande e risposte si incrociavano, mentre le prime squadre armate di militi cogli ufficiali in tenuta di combattimento, maniche rimboccate, pistolone, frustino, girano in lungo e in largo.
Dopo neppure un quarto d’ora, altra novità sensazionale. Manca anche Rosselli. Enorme stupefazione. Rosselli? Ma se era in giro in paese, sino alle 21? Ma se lo ha incontrato il maresciallo mentre tornava svelto svelto verso casa? Ma se è un profesore, un marito, un padre, un bougianen. Altro che' storie ! Rosselli non c’è, e non ci sono neppure Nitti e Lussu. Il bilancio delle perdite è presto fatto, attraverso una seconda visita di controllo.
Ci sono tutti meno tre. Ma perdio, questi tre proprio non dovevano scappare.
L’allarme fu completo verso le 22.30 in cui uscì la «flotta» del Pignataro che si dette a trottolare intorno a Lipari, fermando e visitando tutte le barche da pesca, esaminando attentamente le coste dei dintorni. A completare il quadro, sorge un bel lunone giallo, beffardo, sfottitore, che aiuta la sbirraglia a convincersi che i tre evasi non ci sono, nè morti, nè vivi.
Arriva trafelato, furibondo, esaltato, i capelli ricciuti irti sul leonino capo, Cannata. Dieci scagnozzi lo circondano. Corre in direzione, telefona alla radio di segna-e intanto lo si avverte che la radio è alle
dipendenze della... marina ; occorre quindi il permesso della marina. Bestemmie, berci, arrabbiature. Finalmente il permesso è ottenuto. Nuove notizie intanto sono raccolte. Un pescatore, sospinto a urtoni da parecchi agenti, viene proiettato come un
bolide nell'ufficio del direttore. Con voce rotta dall’emozione racconta che sì, ha alle basi navali e alle stazioni idrovolanti la probabile evasione. Il capo di porto comunica d’urgenza la rotta dei navicelli partiti in giornata. Un, motoscafo li rincorre. Arriva trafelato un agente e comunica che sulla banchina vicina a Mare Corta (banchina fuori uso che' fu costruita per proteggere l’abitato contro la furia del mare) è stata rinvenuta una giacca e un cappello. Cannata corre sul posto, sentilo, ha visto un naviglio velocissimo filar via verso Vulcano.
— Le nove —risponde il pescatore. li signor direttore balza in piedi
ordina la mas l’inseguimento.
L’inseguimento
Il mas è bello, solido; lucente. Sembra
una mezza torpediniera. Ha mitragliatrice e cannoncino a bordo. Buoni i motori, cospicua la riserva di carburante. Il mas può
attraversare anche due volte il Mediterraneo. Ma il mas è un po’ appesantito da quel po’ di carico e solo a gran fatica arriva alle 18 miglia. Al comando c’è un imberbe ufficiale di complemento della marina che il mare lo conosce solo per i bagni fatti in gioventù. (I tre amici avevano spesso pensato alla faccia di costui quando avesse dovuto partire per una così ardua impresa.) Già pochi giorni prima
era andato a rischio di sfasciare il mas, urtando contro una roccia affiorante. Le carte, poverino, le legge male. A bordo c’è
però anche un vecchio maresciallo di marina. Marinai imberbi, quasi fanciulli, appartengono anch’essi alla milizia. Sul collo bleu alla marinaria portavano, per distinguersi dai marinai comuni, due bei fasci littori. Sembra che ora glie li cambieranno in fiaschi. Per dire la verità, nessuno a bordo, è troppo entusiasta di questo viaggio improvviso. Il signor maresciallo aveva
finito allora un bel' pranzetto in buona compagnia e in compagnia surfout con la buona Malvasia ; allora allora aveva allungato le gambotte sotto il tavolo ospitale, mollando segretamente due bottoni alla cintura. Quand’ecco che le lo prelevano, e lo scaraventano, a bordo, e via. Almeno i motori non avessero funzionato. Macché, in cinque minuti si parte. Ordino : ricuperare o vivi o morti i tre criminali. Fermare anche canotti che battano bandiera straniera. Colpo in bianco e poi colpo a palla se non si fermano. Il signor sottotenente. di vascello è parecchio scocciato.
Già gli hanno raccontato che Lussu —quello della brigata Sassari — ha un carattere un po’ ombroso. Sfacciato al punto da osare di difendersi. E l’ha provato in altra occasione. Questa guerra in tempo di pace non sorride all’ufficialetto. Via via nella notte. Sono già due ore che il mas costeggia a un venti miglia la costa nord della Sicilia. ecco finalmente un lume verde, poi un triangolo di luci. Una nave. Si ordina l'alt col megafono. La nave, di nazionalità italiana, si ferma. Sul ponte di comando appare il comandante, anch’egli col megafono. Riconoscimenti. Domande ansiose. II
vecchio lupo di mare dichiara, sì, di aver scorto nella notte la scìa di un battello velocissimo. « Ma è passato già da due ore.
Correva come un indemoniato. Quante miglia fate ? »
« Quindici normali. »
« Allora non li riprenderete più. Hanno almeno 60 miglia di vantaggio, vi dico,una specie di siluro. Il tenentino e il maresciallo sì guardano. Che si fa ? Si torna o non si torna?
Veramente gli ordini sono di frugare tutto il mare. Da Roma era arrivato un radiotelegramma fulminante : « S. E. esige per
domattina l'arresto degli evasi. » Sì, S. E. può dire quel che vuole. Ma intanto qui in mare, sotto la luna, a far la danza delle ondine, ci siamo noi.
Dopo lutto, sussurra il maresciallo, la colpa, se son scappati non è nostra. E non son neppure tre malfattori. • Tira e molla, molla e tira, il mas fa dietro front e ricompare, all’alba. Si precipitano" al pontile Cannata, Allò e tutta la compagnia. Interrogano con lo sguardo.
« Filano verso l’ignoto. Ma chi li riprende più ? il capitano di una nave che abbiamo incontrato dopo Capo Orlando ci ha dichiarato che avevano 60 miglia di vantaggio e correvano il doppio di noi, come dei pazzi. »
La sconfitta si delinea
Cannata è furibondo. Di nuovo alla radio. «Bè e questa radio funziona, sì o no ?»
Il radiotecnico, con grande calma si sfila la cuffia e lascia cadere lente le parole della condanna : « Nessuno risponde. Nè Trapani, nè Messina, nè Cagliari. E’ sabato, saranno a spasso. »
-Cannata impreca. Già, è sabato, tutti a spasso. Quei porci, mica per nulla hanno scelto il sabato.
Al mattino c’è aria di sconfitta tra gli sbirri, di vittoria tra i prigionieri. I confinati sono tutti mattinieri, il 28 luglio.
Escono fuori con delle faccie a punto interrogativo che è un piacere vederli. Piccoli conciliaboli, strizzatine d’occhio, sorrisini significativi. Indescrivibile il parlottare, l’almanaccare e lo stupirsi di tutto il mondo. Tutti lieti, tutti fiduciosi, che almeno questa volta la vada bene. Succeda poi quel che vuol succedere. Lieti anche quasi tutti i liparesi. Il partito anti Saltalamacchia (il podestà camorrista recente defenestrato), e quindi anti Cannata (amico del podestà) esultante come di una Vittoria propria .
Il giornalaio, un avaraccio brontolone ex coatto, si dichiara a quattr’occhi contentone ; non rimpiange neppure — dice — i cinque giornali quotidiani di Rosselli.
Si fanno perquisizioni minuziosissime agli amici più intimi degli evasi. Tra gli altri a Carlo Silvestri, a Ferruccio Parrì a Ermanno Bartellini. Esito negativo. Specialmente ricercata-la corrispondenza per vedere dì ricostruire i fili dell’imbroglio...
Ma è proprio ciò che lor signori non sapranno mai.
Alle 11 della domenica arrivò il vice-questore di Messina e un alto ufficiale dei carabinieri, e preannunciarono l’arrivo dei
pezzi grossi. Cannata alle 11 faceva solo pena, ormai. Gli era sempre andata bene per due anni, e ora che stava per raccogliere il frutto delle sue fatiche di guardiano. ecco la grana, — ma che grana!,
il granone. — che comprometterà la sua' carriera. Disgrazie che capitano, signor Cannata, a fare di quei mestieri. Vuol dire
che se sarà buono lo nomineranno a suo tempo controllore del dazio in qualche città povera del meridione. Almeno si sarà
sicuri che il passaggio di frodo avverrà facilmente.
Ma torniamo al vice-questore.
Porlato sul luogo del misfatto, a neppure cento metri dal posto, non voleva creder ai suoi occhi. «Di qui, di qui », signor
cavaliere, diceva un agente zelante. Si son gettali in acqua e poi....
«Ma allora sapevano nuotare...»
« Signorsì, Rosselli era un mezzo campione.» .
Silenzi. Impacci. Il superiore ha il viso scuro. Fa atto di andarsene e lascia cadere al satellite le seguenti parole di commento : « Caro Cannata, non mancava altro che li accompagnavate voi. »
Intanto le voci più varie e ridicole si diffondono. Due volte furono fatti sbarcare in terra libera, una volta arrestare in alto mare, un’altra annegare addirittura. Quando infine la vittoria si delineò si
cura, comparvero i soliti bene informati.
Dissero che Nitti in persona era venuto a salvare il nipote, che al largo stazionava un idrovolante e chi più ne ha più ne metta.
I poliziotti rimasero malissimo. Squadravano tutti i confinati. Cacciola, l’inarrivabile Cacciola — detto Javert — camminava lentamente mogio mogio, sogguardando ogni tanto i tipi più pericolosi. Ne fermava ogni tanto qualcuno per chiedere la libretta. Guardava poi attentissimamente per lunghi minuti la libretta di rico-
scimento, e infine, dopo aver squadrato la vittima, glie la restituiva con parco gesto, senza pronunciar parola.
Sfuggite lo persone, la polizia, come al
solito, si affannò contro le cose. Le cami cie di Lussu e la«grandiosa » guardaroba di Nitti furono sequestrate. La casetta di
Rosselli venne piantonata. IL povero cane, cieco da un occhio, che saliva la scaletta all’ora dei pasti, fu mandato via a pedate.
Ecco che Cannata e il vicequestore si assidono davanti alla scrivania di Rosselli e leggono tutto quello che Rosselli aveva stabilito che leggessero. Nel terzo cassetto a
destra, ecco, ecco, delle Iettere buttate lì alla rinfusa ; sono in inglese. Nessuno dei due sa l'inglese. Presto, un interprete. Arriva un liparese, reduce dall'Australia, legge, malamente traduce.
.. «Caro signore, dice la prima lettera, io sono una inglese, vivo a Birminhgam. Ho seguito sur Manchestey Guardian il vostro processo. Sono, siamo pieni di ammirazione per lei e il signor Parri, in Inghilterra. Avete agitò nobilmente, nello spirito di Cristo. .La tirannia fascista non potrà resistere a lungo... »
« Basta, non interessa, interrompe il vice-questore. Ma l'australiano, che di fascismo ne ha,piene le tasche, e soprattutto
muore - dalla curiosità, vorrebbe continuare... •
Sorveglia la scena un bel ritrattino, del bimbo di Rosselli. A quante scene ha già dovuto assistere, inconsapevole. Ha conosciuto il babbo attraverso le sbarre del parlatorio d’una prigione. E’ stato al confino. Chi sa che meraviglia il giorno in cui sarà edotto delle sue precoci esperienze di oppositore!
L’arresto di Fabbri
Solo ora ci è giunta notizia delle rappresaglie avvenute nell’isola. Dimostrano una volta ancora la stupida, bestiale ferocia del regime. La mattina successiva alla fuga, alle. 7, venne arrestalo Paolo Fabbri.
Il crimine di Paolo Fabbri sarebbe stato quello di abitare vicino alla famosa banchina di partenza. Un milite lo avrebbe accusato, non si sa davvero di che, poi si sarebbe ritrattato. La sera della domenica 28 luglio, Fabbri venne passato alla prigione e denunciato. Arguiamo la denuncia dal fatto che egli fu immediatamente interrogato dal pretore, uria misera figura di imberbe, ignorante e vile, legato" a filo doppio con la polizia e la milizia. Paolo Fabbri è del lutto innocente. Paolo Fabbri non ebbe nulla a che vedere con l’evasione. Paolo Fabbri era all’oscuro di tutto: Egli ha un solo crimine vero : quello di essere amico dei tre evasi. La sciocca polizia pretende che egli dovesse sapere.
Quasi che chi evade in circostanze cosi difficili non abbia come primo strettissimo obbligo il silenzio più ermetico con chiunque non prende parte all’impresa, fosse pure questo chiunque, l’amico più
caro e devoto. Ed è grottesco pensare che Fabbri volesse evadere dall’isola, con tutti i rischi connessi all’evasione, quando sapeva di terminare la pena tra pochi mesi
(aprile 1930). Fabbri ha moglie, un figlio.
Non si evade a pochi mesi dalla liberazione. Si evade quando si hanno cinque anni da fare, come Lussu, Nitti, Rosselli.
Intanto Paolo Fabbri è dentro, funziona da ostaggio, da sentimentale .strumento di ricatto, da sfogatoio della rabbia per la
beffa riuscita. Paolo Fabbri, per chi non lo sapesse, è uno degli eroi di Molinella. Con Masserenti e Bentivoglio organizzò quella stupenda epopea che è la resistenza dei lavoratori di Molinella. Contadino sino a vent’anni, si trasformò in organizzatore, in guida, in maestro dei suoi compagni di lavoro. Studiò, lavorò, combattè, Oggi ha quarant’anni ed è uno dei più equilibrati, intelligenti, fieri condottieri contadini che vanti l’Italia socialista.
Uno spirito giovane, elastico, pronto a tutto osare e tutto affrontare, egli fa partedi quella corte di uomini nuovi che il regime più ferocemente perseguita ; ma che,a costo di tutti i sacrifìci, della vita fìnanco, salveranno l’Italia dalla abbiezione in cui è caduta.
Noi siamo certi che anche in carcere, così ingiustamente perseguitato, egli 'non si perderà di coraggio. Fu fiero al confino,
come nessun altro mai, oggetto di ammirazione da parte degli stessi comunisti che vanamente lo corteggiavano. Sarà fiero anche in galera. Questo organizzatore che si trasforma di punto in bianco al confino in lavandaio, e con la forte e brava compagna affronta allegramente le durezze della deportazione, è un esempio stupendo di coerenza e di fede.
Tutti gli errori e tutte le colpe del passato si riscattano di fronte a uomini simili. Un movimento che può produrre simili tipi di uomo è un movimento che non può morire, è un movimento che quando che sia. come che sia, è destinato a trionfare. Non per l’onore — che l’onore è esule in carcere— ma per la « decenza» del nostro paese auguriamoci che quest’uomo sia strappato dal carcere. Sia pupe per rientrare in quell’altro carcere che è il confino.
Le rappresaglie contro i confinati.
In tutte le isole furono prese, dopo la fuga, straordinarie misure di sicurezza. Sospesi i bagni, i permessi, moltiplicati gli appelli. A Lipari poi è avvenuto l’incredibile, incredibile che sta tutto nel motto « si chiude la stalla dopo che i buoi son scappati ». Arrivò di fatto un ispettore generale della pubblica sicurezza inviato personalmente dal «duce», per una inchiesta. Cannata fu fatto saltare fulmineamente. Al suo posto è arrivato un brutto tipaccio di commissario dalla ciera temporalesca, che promette nulla di buono per l’avvenire.Ma il più grave si fu che l’ispettore generale ordinò l’immediato sfratto in massa dei confinati alloggiati nel tratto del paese posto a tergo della zona rocciosa da cui gli evasi sono partiti. Cento famiglie almeno sono state così costrette a sloggiare dalla mattina alla sera e a trasportare le loro misere tende altrove, a prezzo di sacrifici d’ogni genere. Per l’appunto quel tratto di paese era il più povero, un ammasso di grigie e sporche casupole ; vi abitavano le famiglie più numerose, più povere, che non potevano concedersi che una o due stanzette senza aria, senza luce, a trenta-cinquanta lire al mese. Dove andranno quei poveretti ?
Intanto altri sfratti sono annunziati in altre zone. Non si potrebbe immaginare crudeltà più stupida e grottesca, che mette centinaia di persone letteralmente sul lastrico. Stupida, soprattuttto perchè la zona rocciosa da cui i nostri sono evasi non comunica in guisa alcuna con l’abitato retrostante, che strapianta da 30 m. di altezza sul mare. Alle rocce gli evasi arrivarono a nuoto, e giunsero alla banchina dal vicino porticciuolo di Marina Corta. Una sola guardia sulla banchina sarebbe bastata a far dormire tranquilli tutti i Cannata dell’universo.
Ma già, è noto, la polizia italiana è il ricettacolo di tutti gli spostati e di tutti i bocciati. Al signor ispettore la misura presa sarà sembrata geniale, mentre avrebbe dovuto capire che se un’altra fuga avverrà,
avverrà matematicamente con modalità del tutto diverse, e soprattutto da un altro punto. Vuole proprio che glie ne diamo sollecita la prova ?