Da Ravenna in linea Massimo Ristuccia 'Feste Religiose in Sicilia'

di Massimo Ristuccia

Dalla mia biblioteca personale. Libro oggi raro, costoso ma molto importante. FESTE RELIGIOSE IN SICILIA
Leonardo Sciascia, fotografie di Fernando Scianna. 
Leonardo da Vinci editrice, 1965.

“Feste Religiose in Sicilia” è un libro scritto da Leonardo Sciascia e pubblicato nel 1965 da Leonardo da Vinci Editrice. Il libro è stato stampato il 19 dicembre 1964 ed è la prima edizione. Le fotografie presenti nel libro sono di Fernando Scianna. Il testo è scritto in italiano e si tratta della lingua originale dell’opera.
Il libro tratta delle tradizioni e delle celebrazioni religiose che si svolgono in Sicilia, analizzando le feste in maniera sociologica e culturale. L’autore, Leonardo Sciascia, è noto per la sua attenzione ai temi sociali e alle tradizioni siciliane, e in questo libro offre uno sguardo approfondito sulle manifestazioni religiose dell’isola.
Uno Scianna ventenne quello delle feste religiose in Sicilia, interessato al mondo contadino che lo circondava e dalle manifestazioni che da esso nascevano, forse a causa dei suoi studi antropologici. E’ un libro che parte per essere la tesi universitaria dell’autore e si risolve invece come la nascita di una passione prima, di un lavoro poi: raccontare il mondo a prescindere dalle intenzioni di carattere scientifico-antropologico.
Sono foto con un grande valore documentario poiché raccontano quello che era il mondo popolare degli anni sessanta.
I testi sono di Sciascia, scrittore a cui Ferdinando Scianna attribuisce il merito di averlo incanalato verso la giusta strada: la fotografia.
In questa settimana, “santa” secondo la Chiesa cattolica, credo valga la pena di riflettere sul senso religioso popolare e di riprendere in mano (ma non è facile perché oggi è introvabile) questo libro che nasce dalla collaborazione tra uno scrittore laico e un fotografo.
Si tratta di un libro particolare nel quale il saggio di Sciascia respira all’unisono con lo splendido corredo fotografico di Fernando Scianna, con i brani di studiosi e viaggiatori che illustrano le foto e con le brevi note finali di commento alle immagini. L’analisi di Sciascia, colta e appassionata, cerca l’anima siciliana nella religiosità popolare e giunge a conclusioni penetranti anche se forse, nella loro desolazione, non da generalizzare. In queste feste trova un mondo arcaico e disincantato, segnato da secoli di sopruso e di rassegnazione, una religiosità che cristallizza il dolore umano, i rapporti di forza sociali, refrattaria al mistero, alla trascendenza, alla metafisica. Ed è sui riti della settimana santa che Sciascia scrive le sue pagine forse più vere, intrise anche di una sottile pietas per la sofferenza antica di questo popolo:

“Ma è davvero il dramma del figlio di Dio fatto uomo che rivive, nei paesi siciliani, il venerdì Santo? O non è invece il dramma dell’uomo, semplicemente uomo, tradito dal suo vicino, assassinato dalla legge? O, in definitiva, non è nemmeno questo, ed è soltanto il dramma di una madre, il dramma dell’Addolorata?…Il vero dramma è suo: terreno, carnale. Non il dramma, dunque, del divino sacrificio e dell’umana redenzione; ma quello del male di vivere, dell’oscuro, viscerale sgomento di fronte alla morte, del chiuso e perenne lutto dei viventi”.
Con le foto di Scianna il lettore poi s’immerge totalmente in questo mondo. In un bianco e nero scultoreo che fotografa volti scavati dalla fatica, momenti intensi e particolari inquietanti, Scianna fa sentire quello che Sciascia dice. Non cerca la bella inquadratura ma a volte la “costruisce”, per cogliere il momento di più intensa emozione della scena e fotografa anche dal basso e di scorcio, rendendo l’immagine anche mossa o sfocata. A volte sembrano quadri dell’inquieta sensibilità pittorica fiamminga. Soprattutto i volti dei bambini non si dimenticano facilmente.
Un mondo antico che sembra immobile e che pure esprime in queste feste, come lo stesso Sciascia rileva nel saggio, il suo desiderio di uscire dalla condizione di solitudine dell’uomo siciliano per riconoscersi in una dimensione collettiva. Un tentativo, spesso soltanto un tentativo.

Forse questa tradizione, che esprime il vissuto secolare di un popolo, potrebbe, senza stravolgersi, aprirsi alla speranza, con l’evoluzione di una Chiesa che diventi meno prona ai poteri costituiti, alle dinamiche di potere insite nella società, più severa nel vigilare sul culto dei santi e sull’organizzazione delle feste locali. Insomma basterebbe seguire alla lettera e integrare con sano buon senso le indicazioni della Costituzione del Concilio Vaticano II Sacrosanctum concilium (1963!), interamente dedicata alla liturgia e con incisivi paragrafi sulle feste religiose e sul culto dei santi.
E c’è, inoltre, il capitolo doloroso, sotteso indubbiamente alle riflessioni di Sciascia, delle infiltrazioni mafiose (e poi camorristiche) nelle feste locali e patronali sul quale bisogna dire che la Chiesa è da anni sempre più attenta e sembra che con questo pontificato la vigilanza sia diventata ancora più intransigente. Perché appunto la tradizione religiosa popolare, soprattutto nella settimana santa, non sia una sterile rappresentazione corale del martirio del giusto e il canto che si ripete in molte chiese il venerdì santo, “Santa Madre deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore” non sia la sterile proclamazione della mortificazione individuale impermeabile al valore redentivo collettivo del sacrificio di Gesù.
Purtroppo c’è da temere però che questa tradizione rischi soltanto di essere definitivamente travolta e distrutta (e qui il pensiero va a Pasolini e alle sue analisi), con tutta la sua dolente umanità e la sua sofferta ricerca di un riscatto, dalla desacralizzazione della società dei consumi, il nuovo potere che annulla o appiattisce le domande e non ci rende necessariamente più liberi.

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libri

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