Da Messina in linea Carlo D'Arrigo 'L’uomo è l’animale che mente'
di Carlo D'Arrigo
L’uomo è l’animale che mente
La menzogna appartiene, da sempre, al genere umano. Tutti abbiamo raccontato qualche bugia nel corso della vita e spesso, questa tendenza, può rivelarsi efficace nel superare qualche difficoltà. Per molto tempo abbiamo creduto che le bugie avessero le “gambe corte” e che faticassero ad andare lontano. Almeno così c’insegnavano i nostri genitori. La verità, magari lentamente, arrivava sempre. Platone sosteneva che, per mantenere l'ordine e la coesione sociale i governanti possono utilizzare la menzogna come strumento di governo.
Questa non è una menzogna per tornaconto personale, ma un "nobile" falso a fin di bene. Per Platone la menzogna è riservata ai politici e afferma che, sebbene la menzogna sia un male e un disonore nell'anima, essa è accettabile se usata esclusivamente dai governanti nei confronti dei nemici o per il bene del popolo. Insomma, la menzogna, intesa come falsa affermazione fatta con l’intenzione di trarre altri in errore sembra una competenza che caratterizza gli esseri umani. Indipendentemente da ogni giudizio morale, la menzogna è opera di ingegno. Solo l’idiota, colui che è totalmente trasparente, non può mentire. Le menzogne sono spesso più plausibili, più attraenti, per la ragione di quanto non sia la realtà, dal momento che il bugiardo ha il vantaggio di sapere in anticipo cosa l’ascoltatore si aspetta di sentire.
Il referendum varato dal Governo ha fallito l’intento di proporre i suoi cambiamenti. Il No ha prevalso e, come qualcuno ha scritto sui social, è stato “grande come una casa”. Ma ha vinto il No o ha vinto la menzogna? Beh cari lettori, il No non ha vinto ma ha vinto un coacervo di menzogne. Non sono un giurista (questi mi correggano) da Fisico ho “solo” una mentalità scientifica, ma proprio per questo ho interpretato le bugie che, soprattutto da sinistra, mi inondavano l’audio del televisore. Ma vediamo alcune menzogne che risultano evidenti anche a un “povero Fisico” (cioè Io).
-Vorresti giudici che dipendono dalla politica, cioè i politici prevarranno sui magistrati? Chiaramente no! e infatti nessuno andava a intaccare l’articolo della Costituzione (n°104) che garantisce l’indipendenza dei magistrati. In altre parole i giudici non erano “sotto” i politici, come invece è stato detto.
-Obiettivo della riforma erano concorsi separati per magistrati dell’accusa e altri giudicanti con Consigli Superiori separati, mentre oggi gli intenti si scambiano a vicenda. Ci sarebbe stata maggiore chiarezza.
-E ancora, con la riforma il peso della politica sarà maggiore. E invece ci sarebbe stato per i due Consigli Superiori una proporzione fra laici e togati intoccata, un terzo i primi e due terzi i secondi. Come oggi.
Chiaramente ciò è quanto ha capito un “povero fisico”. Ma via assicuro, spesso è più difficile risolvere un’equazione matematica che non comprendere le fandonie dei politicanti. Ma cosa sarebbe accaduto se avesse vinto il Si? Non ci voglio nemmeno pensare. Con tanta probabilità sarebbero scesi nelle piazze con tutto l’esercito degli anarchici, dei centri sociali e di tutti quelli che, nella loro profonda ignoranza, hanno preferito il No.
*Già docente di Fisica Università di Messina